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Il Borghese

Tra la povertà e la violenza

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Quella folla di ambulanti e commercianti che ha cercato di forzare il blocco davanti a Montecitorio, i fumogeni, la carica della polizia, persino feriti e contusi da una parte e dall’altra, sono il primo segnale di pericolo di una rabbia che può degenerare dopo il blocco delle attività così lungo. Un divieto a esistere e a lavorare che ha inchiodato Pasqua e Pasquetta nel deserto delle strade e che, soprattutto, potrebbe degenerare in un blackout per tutto aprile, che sta scuotendo un po’ tutte le categorie costrette a tenere chiuse le proprie attività. Tensione a Milano e altre città, aria carica di proteste di piazza a Torino dove le associazioni di categoria si appellano persino al presidente Mattarella e intanto chiedono un confronto con il governatore Cirio e il Prefetto. Con il sindaco Appendino che scuote la testa e afferma che «è stato sbagliato non coinvolgere i sindaci» in questa emergenza. Circola una frase “libertà e lavoro” che non ha contenuti politici, ma piuttosto di disperazione. I ristori, o se preferite i sostegni, sono esigui, a tratti pure inesistenti, ma affitti, bollette e balzelli non si fermano. E poi c’è questa corsa lenta ai vaccini che non aiuta a vedere la luce in un tunnel in cui tutti, o quasi, hanno capito che senza punturina siamo costretti al deserto. Che diventa fame, rabbia e offre spazio – come sempre in momenti drammatici – alle provocazioni dei gruppi estremisti. Serve una svolta, e domani Regioni e Governo di questo dovranno parlare, altro che aggrapparsi ai numeri della pandemia. C’è un concetto che andrà ben considerato: colori a parte, un’Italia che continua a tenere chiuse le attività, escluso pane, companatico e medicine, è inevitabilmente condannata a povertà e violenza.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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