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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Tra fortunelli e disperazione

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Seimila torinesi impagliano i tondi, come diceva mia nonna al momento di partire, e se ne vanno al sud, per “ricongiungersi con le famiglie” o meglio ancora nelle isole spagnole, in Grecia e in Portogallo. Insomma chi può parte. E con la benedizione del Governo che con due mani stringe quasi tutta l’Italia con un cordone rosso, ma lascia libero un mignolino per liberare i viaggi all’estero. Due pesi e due misure che non aiutano a confermare la fiducia almeno per quanto riguarda il rigore. O tutti o nessuno, viene spontaneo dire. Ma le testimonianze raccolte ieri mattina all’aeroporto di Caselle affermano il contrario: partono intere famigliole, c’è la nonna che dice fiera: «vado a fare la nonna a Maiorca», il papà che si stringe al petto il pupo e afferma convinto «Ce lo meritiamo», e via discorrendo. Tutti in coda per salire sul volo per Madrid. Auguriamo buon viaggio, ma storciamo la bocca. E non solo per la differenza di trattamento, ma per questa stretta che potrebbe durare tutto il mese di aprile e potrebbe avere conseguenze nefaste per decine di migliaia di torinesi (fate voi il conto sui piemontesi) costretti a tenere le serrande abbassate senza che vi siano aiuti sostanziosi. Già perché a verificare i numeri dei sostegni (al tempo ristori) va peggio che con Conte. Briciole, dicono commercianti e associazioni degli imprenditori. Briciole che dovrebbero coprire i fatturati persi prima di questo ultimo decreto, ma non servono neppure a pagare gli affitti arretrati. Mentre sul futuro non c’è parola. Se non quella che si ascolta in strada, nei mercati, nei rioni popolari. Disperazione. La parola è questa e il clima, non solo per la primavera che anticipa sole e temperature estive, si fa rovente. Certe immagini di fortunelli con il trolley al seguito, poi fanno il resto. E non servono certo a farci passare una Pasqua in serena condivisione di un’ emergenza che pare non finire mai.

fossati@cronacaqui.it

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