LA PRIMA

“Tosca”, al Regio è tempo di classici

L’opera di Puccini da stasera al 29 ottobre in alternanza con “I pescatori di perle”

Quando nel 2008 gli fu commissionato l’allestimento dell’opera per il Maggio Musicale Fiorentino, gli venne fatta una richiesta specifica: «Ci avevano chiesto una Tosca tradizionale – spiega Mario Pontiggia – perché la dovevano portare a un pubblico che in quel momento il teatro non aveva, un pubblico giovane, un pubblico che non conosceva tutto il repertorio operistico».

E tradizionale è la “Tosca” di Giacomo Puccini firmata dal regista argentino insieme con Francesco Zito, quella che debutta questa sera sul palco del Teatro Regio (ore 20) diretta da Lorenzo Passerini (Passerini sostituisce fino al 19 ottobre alla guida dell’Orchestra e del Coro del Regio il maestro Daniel Oren, che per indisposizione non potrà dirigere le prime recite), e con un cast stellare: il soprano Anna Pirozzi, il tenore Marcelo Álvarez e il baritono Ambrogio Maestri.

Il Coro è istruito da Andrea Secchi e il Coro di voci bianche del Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi è preparato da Claudio Fenoglio. Dopo aver aperto la stagione 2019-2020 con un titolo “coraggioso”, “I pescatori di perle” di Bizet, il Regio ora va “sul sicuro” e propone una delle opere più rappresentate al mondo. Il capolavoro di Puccini, tratto da un dramma scritto da Victorien Sardou per Sarah Bernardht, andrà in scena nella produzione del Teatro Massimo di Palermo per 10 recite, fino al 29 ottobre prossimo (in alternanza con “Il pescatore di perle”). Niente stravolgimenti, dunque, né riletture particolari per questa Tosca fedele anche nella scenografia ai luoghi della Roma papalina dell’Ottocento presenti nel libretto di Illica e Giacosa.

Così nell’atto primo si vedrà l’enorme cupola della chiesa di Sant’Andrea della Valle, «in un certo senso la cupola del potere ecclesiastico che schiaccia le libertà dei due protagonisti» commenta Pontiggia; nell’atto secondo si potrà ammirare la ricostruzione di una stanza del Palazzo Farnese, «ricreata da pittori di una bravura eccezionale». Solo nel terzo atto Pontiggia si concede una libera interpretazione degli spalti di Castel Sant’Angelo, da cui avviene il volo suicida di Tosca. Atto finale di una vicenda che vede la cantante lirica Floria Tosca disposta a tutto pur di salvare l’amato Mario Cavaradossi, il giovane pittore rivoluzionario che il barone Scarpia, capo delle guardie pontificie, ha torturato e condannato a morte per aver coperto la fuga dell’amico Angelotti.

Questo allestimento di Tosca, spiega Pontiggia, «è un omaggio all’arte italiana di fare il teatro in un certo modo, mi riferisco alla tecnica, alla manifattura, alla qualità dei pittori, dei costumi». Così, aggiunge, «ho avuto una doppia visione: da una parte interpretare Tosca, dall’altra farlo come gli italiani hanno sempre saputo fare».

 

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