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L’INTERVISTA

«Toro puoi batterli, come il Benevento»

Vives era in campo nell’ultimo derby vinto

Dalla B, alla A, all’Europa: nel Toro di Gian Piero Ventura, Giuseppe Vives ha sempre recitato un ruolo da protagonista. «Abbiamo vissuto stagioni incredibili, mi emoziono quando riguardo quei video» ci ha confidato l’ex centrocampista, in granata dal 2011 al gennaio del 2017. E, all’attivo, ha anche una vittoria contro la Juve, l’unica negli ultimi 26 anni.

La promozione, Bilbao o il derby del 2015: qual è il ricordo più bello di Vives?
«Di gioie ne abbiamo avute tante, l’Europa League è stato un percorso magnifico: in pochi credevano nella qualificazione al San Mamès, centrammo un’impresa che non era riuscita a nessuna italiana. Battere la Juve, però, è sempre la cosa più bella».

Quale fu il segreto di quella vittoria?
«Avevamo tanto amaro in bocca, più volte eravamo andati vicini a far risultato ma nel finale prendevamo sempre gol. Quel giorno c’era un clima particolare, un’atmosfera quasi strana, perché tutti ci credevamo. Dal presidente, a noi giocatori, ai tifosi, si respirava l’aria dell’impresa. Nonostante lo svantaggio, riuscimmo a ribaltarla e a regalare una gioia immensa».

Hai lasciato un Toro in crescita e alle porte dell’Europa, ora rischia la B: come te lo spieghi?
«È quasi impossibile, non me lo sarei mai aspettato ed è difficile da accettare. È un Toro in caduta nonostante una rosa che meriterebbe altre posizioni, ma bisogna fare i conti con la realtà: serve cacciare fuori gli artigli e salvarsi. Non vedo una lotta solo tra i granata e il Cagliari, potranno aggiungersi altre squadre».

Il primo ostacolo del finale sarà il derby.
«Si può battere questa Juve: ce l’hanno fatta il Benevento e la Fiorentina, i bianconeri hanno dimostrato di non essere imbattibili. Sarà una partita aperta tra due squadre che non stanno vivendo un buon momento, le motivazioni faranno la differenza. E il Toro deve averne di più, deve immaginare la salvezza come uno scudetto».

Ci si aggrapperà a Belotti. Hai visto il primo Gallo, ti aspettavi una crescita del genere?
«Durante le partitelle in allenamento, capitava spesso che io mi ritrovavo al limite dell’area per calciare e qualcuno mi rubasse la palla in scivolata: era proprio Andrea, gli chiedevo sempre che cosa ci facesse lì. Lo racconto per far capire la voglia matta che aveva e che ha ancora adesso, è uno che non si arrende mai».

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