Luigi Di Maio (Depositphotos)
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Tornano i braghettoni

Solo un ingenuo può credere che l’Italia si governi ancora nei parlamenti nazionali e regionali. La settantennale, meticolosa infiltrazione di tutti i gangli operativi e formativi (cultura, comunicazione, istruzione, magistratura, burocrazia) permette oggi alla sinistra di governare “da sotto” il deep state, mantenendo “sopra” la finzione democratica ed elettorale. Basta vedere le ultime vicende: un movimento di pasticcioni diretti da un comico diventa il primo partito nazionale col vecchio trucco del voto di scambio (tu mi voti io ti do il reddito di cittadinanza) e governa grazie all’appoggio del Pd pur essendo crollato nei consensi fino a percentuali ad una cifra (vedi ultime regionali). In cambio il Pd li traghetterà fino alla scadenza della legislatura (cioè alla loro fine politica), ma facendo votare loro tutte le leggi che gli interessano, senza esporsi. Immigrazione selvaggia, assistenzialismo, nuove tasse, errori Covid? Tutta colpa dei grillini. I compagni non c’entrano, e non pagheranno scotti. Un capolavoro politico. L’ultima botta è l’adesione alla Convenzione di Faro, votata l’altro ieri, che ci obbliga a limitare la fruizione del nostro patrimonio artistico e culturale per non offendere altre culture. I drappi alle statue li aveva già messi Renzi nel 2016 durante la visita di Rohani. D’ora in poi il copione si ripeterà: schiavi del politicamente corretto dovremo piegarci alle più ottuse richieste: togliere statue e crocifissi, coprire quadri, orientare i copioni nuovi, correggere quelli vecchi, cambiare tutto quello che può offendere i nostri ‘ospiti’, dagli islamici ai gay. Alla faccia delle nostre radici e della nostra identità. Assurdo? Hanno firmato.

collino@cronacaqui.it

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