PALAZZO
Buonanotte

Torna il delitto d’onore?

Una recente vignetta della Settimana Enigmistica mostra un avvocato che dice al giudice «chiedo che sia concessa al mio assistito l’attenuante specifica di aver agito dopo aver smesso di fumare». La chiave comica della battuta è l’assurdo. La crisi emotiva, fisiologica e nervosa derivante dall’astinenza dalla nicotina non può essere un’attenuante nel delinquere. Ma la gelosia sì: una crisi emotiva da gelosia è stata davvero considerata come attenuante dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna per ridurre da 30 a 16 anni la pena al 57enne Michele Castaldo, reo d’aver strangolato la donna con cui aveva una relazione da appena un mese. Lei lo voleva lasciare a causa della sua esagerata gelosia, e lui aveva urlato stringendole il collo «sarai mia o di nessun altro». Un classico. Ma la perizia psichiatrica ha stabilito che il Castaldo al momento del delitto era in preda ad una «soverchiante tempesta emotiva e passionale»: per la Corte, un’attenuante. In realtà lo sconto è stato di soli 6 anni. L’accusa aveva chiesto la conferma dei 30 anni inflitti in primo grado, ma in appello la compensazioni delle aggravanti (motivi abbietti e futili) e delle attenuanti (confessione, tempesta emotiva) li ha fatti scendere a 24. Ad essi è stata applicata la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato (il problema reale è l’applicazione di questo rito all’omicidio) e si è arrivati a 16. Se la Cassazione non riformerà la sentenza e Castaldo in gattabuia farà il bravo, uscirà in libertà condizionata fra una decina d’anni. E poi? Poi comparirà sulla Settimana Enigmistica nella rubrica “Strano ma vero”.

collino@cronacaqui.it

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