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La moscheta. Tullio Solenghi: «Io veneto del ‘500 nato con Ruzante»

Quaranta minuti di trucco, la bravura e la simpatia di un artista che da più di trent’anni calca la scena teatrale italiana ed ecco un elegante e ironico genovese dei giorni nostri trasformarsi in un rude, passionale, sanguigno contadino veneto del Cinquecento. Tullio Solenghi è Ruzante nello spettacolo “La Moscheta”, la commedia scritta da Angelo Beolco, detto il Ruzante, tra il 1527 e il 1531 e riproposta questa sera al Teatro Carignano di Torino per la regia di Marco Sciaccaluga.

«Uno dei capolavori del teatro italiano – afferma l’attore – opera di un grande quale fu Ruzante. Un autore che Dario Fo, quando ritirò il Nobel, ringraziò come suo mentore e ispiratore».  Nei panni del personaggio nato dalla penna del drammaturgo padovano il protagonista sarà al centro di intrighi amorosi, di bravate, di vendette e con quel parlar “moscheto”, la raffinata lingua della città contrapposta al rozzo dialetto pavano delle campagne, metterà a prova la fedeltà della moglie Betia, contesa da tre uomini, Ruzante, Menato e il soldato bergamasco Tonin. Una commedia senza psicologismi, tipica del teatro del Cinquecento, ma attuale, appassionante e divertente.  Un testo scritto in un dialetto di difficile comprensione, tanto da essere a lungo bandito dal repertorio teatrale.

Come avete superato l’ostacolo della lingua?
«In realtà la parte recitata in moscheto è molto piccola e il padovano è stato reso accessibile da Gianfranco De Bosco che ne ha edulcorato le asperità linguistiche. L’accoglienza da parte del pubblico è stata comunque ottima. Siamo andati anche in Sardegna ed è stato un successo».
Un genovese che recita in veneto, per lo più antico. Ha avuto difficoltà?
«Quando mi hanno proposto di interpretare Ruzante, subito mi sono spaventato, mi è sembrata un’ impresa titanica, ma grazie ad Alberto Lionello ho acquisito una certa dimestichezza con le influenze dialettali, quindi mi viene molto naturale».

È una rilettura di Ruzante o la riproposizione dell’originale?
«L’allestimento rispetta la partitura originale, non è una trasposizione moderna, tranne un accenno che si fa, attraverso una sorta di bidonville, agli emarginati di oggi».
Il futuro di Solenghi è sempre a teatro?
«Sì, dopo 34 anni torno in pianta stabile allo Stabile di Genova. Faccio ormai parte dell’organico».
E il prossimo lavoro?

«”I ragazzi irresistibili” di Neil Simon con Eros Pagni».
Sul palco con Solenghi anche Maurizio Lastrico, Enzo Paci e Barbara Moselli. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 19,30 e replicherà fino al 23 dicembre prossimo. Per info: 011 5169555; www.teatrostabiletorino.it.

 

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