automotive generica giornale
Cronaca
IL CONSIGLIO APERTO

Torino ora lancia l’Sos: «Con Stellantis 2mila lavoratori in cassa»

Il colosso dell’auto punta a riallacciare il legame con Maserati. Nel 2022 arrivano due nuove serie elettriche

Era dai tempi di Diego Novelli e dei grandi scioperi della Fiat che il Comune di Torino non vedeva un consiglio aperto così partecipato sul mondo dell’auto. Fatta eccezione per una convocazione nel 2011, ci è voluta la fusione tra Fca e Peugeot e, soprattutto, la conferma che 2mila dipendenti andranno in cassa integrazione anche a maggio, per attirare l’attenzione della politica, che ieri ha riunito attorno a un tavolo virtuale sindacati, associazioni, istituzioni e, ovviamente, Stellantis. «Sugli stabilimenti di Torino sono stati fatti due miliardi di euro di investimenti» ha ricordato Davide Mele, deputy della regione Enlarged Europe di Stellantis. Il suo intervento era il più atteso del consiglio, ma ha lasciato ben poche certezze sul futuro dei dipendenti.

LE MASERATI
«A maggio utilizzeremo ancora la cassa integrazione per i lavoratori» conferma Mele, e subito, dopo detta la linea dell’orizzonte a cui mirare. «Stiamo avviando i lavori per adattare le linee alla produzione della nuova Maserati Gran Cabrio e Gran Turismo, che arriveranno nel 2022, rafforzando il legame tra la ditta e Torino». Un legame che, a detta dei sindacati, è poco risolutivo. «Sono modelli di nicchia e obsoleti – sottolinea il segretario generale della Fiom Cgil Edi Lazzi -. Arrivano da Modena per essere elettrificati, ma parliamo di mille pezzi all’anno». In altre parole: «Basta saper contatore per capire che con questi volumi produttivi non ci sarà piena occupazione per tutti i lavoratori. Servono auto nuove e più modelli». conclude Lazzi. Inoltre «le Maserati arriveranno solo nel 2022» non manca di sottolineare Davide Provenzano, segretario Fim-Cisl. Stellantis, dal canto suo, assicura «che la base produttiva di sviluppo in Italia è, e rimarrà, strategica», ma non basta a quietare i sindacati che, da 14 anni oramai, fanno i conti con i lavoratori in cassa integrazione. «Accogliamo in modo positivo la conferma degli investimenti a Mirafiori – premette il segretario generale Uilm Torino, Luigi Paone -, ma siamo consapevoli che non saranno sufficienti a garantire la piena occupazione». Alle istituzioni è stato quindi chiesto di monitorare il processo di fusione in atto, perché anche da questo dipende la salvaguardia dell’occupazione. «Il nostro territorio è già passato attraverso un impoverimento del tessuto industriale, non possiamo permettercene altri» tuona la Uilm.

“RIQUALIFICARE” I LAVORATORI
In questo quadro drammatico, appare evidente che serve un piano “b” per i lavoratori. «È fondamentale che si attivino progetti virtuosi di “re skilling”» commenta Gianmarco Giorda dall’Anfia. «Servono figure e competenze più in linea con le nuove necessità del mercato». Dello stesso avviso anche Corrado Alberto dell’Api, che parla di «riqualificazione del capitale umano per affrontare le nuove frontiere» e suggerisce «la possibilità di fare formazione nei momenti di sospensione del lavoro o durante la cassa integrazione». Anche il mondo dell’Università si è allineato alle nuove esigenze del mercato. «Ci siamo resi conto che i nostri ingegneri lasciavano il territorio e non permeavano il tessuto delle piccole e medie imprese» ammette il rettore del Politecnico Guido Saracco, che nelle prossime settimane incontrerà il Ceo francese per avviare un nuovo progetto di ricerca. Da un lato, gli Atenei si impegnano a fornire professionalità utili al mercato; dall’altro, urge riqualificare chi un lavoro rischia di non averlo più.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo