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Cronaca
La sorella della donna: “E’ un momento difficile, siamo molto scossi”

Torino a lutto per la morte di Erika: bandiere del Comune a mezz’asta. Ora si indaga per omicidio

Appendino in ospedale dove è deceduta la 38enne di Domodossola. L’omaggio dei torinesi davanti alla camera mortuaria

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha incontrato questa mattina, all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, i familiari di Erika Pioletti, la 38enne morta 12 giorni dopo l’infarto che l’ha colpita nella calca di piazza San Carlo. Lungo l’abbraccio, all’uscita della camera mortuaria, tra i genitori della donna e la prima cittadina. In segno di lutto, le bandiere su Palazzo Civico e su tutti gli edifici comunali sono a mezz’asta.

IL DOLORE DELLA SORELLA: “MOMENTO DIFFICILE, SIAMO SCOSSI”
E’ un momento difficile, siamo molto scossi…” ha detto la sorella di Erika, Cristina, cortese ma ferma nell’intenzione di vivere in modo riservato il proprio dolore, come la famiglia della donna. “Siamo stanchi, tanto stanchi”, aggiunge la sorella, quasi a voler allontanare da sè e dai familiari l’attenzione dei media.

CAMBIA IPOTESI REATO: SI INDAGA PER OMICIDIO
Cambia nel frattempo, proprio in conseguenza della morte della 38enne, l’ipotesi di reato contenuta nel fascicolo di inchiesta aperto dalla procura di Torino sui fatti di piazza San Carlo. Si indagherà infatti per “omicidio colposo“. La conferma arriva da fonti a Palazzo di giustizia. Finora si procedeva solo per lesioni colpose plurime gravi e gravissime. Il cambio di imputazione, dopo il decesso di Erika Pioletti, verrà formalizzato nel corso della giornata con le necessarie procedure. Il fascicolo è a carico di ignoti.

I TORINESI OMAGGIANO ERIKA
“Noi siamo stati miracolati. Erika no”. A dirlo davanti alla camera mortuaria dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino è Cesare, 18 anni appena. Come la donna morta nelle scorse ore era in piazza San Carlo, lo scorso 3 giugno. “Non la conoscevo, ma eravamo entrambi in quell’inferno e ora lei non c’è più”, dice il giovane che ha voluto rendere omaggio, come tanti altri torinesi, alla vittima del panico di quella notte recandosi in ospedale. “Quando è scoppiato il finimondo sono precipitato – racconta il ragazzo, che si trovava vicino alle scale di accesso al parcheggio sotterraneo -. La transenna si è piegata e abbiamo fatto un volo di tre metri. Io sono stato fortunato, perché su un mio amico sono cadute una quindicina di persone e ha riportato lesioni allo sterno, alle costole, alla schiena e al collo. E’ stato portato al Cto dai Carabinieri. E l’hanno salvato”. Cesare e il suo amico se la sono cavata, Erika no. “Qualcuno si deve prendere le responsabilità. La gestione della piazza non ha funzionato – conclude il ragazzo -: morire così è assurdo“.

“LA MORTE HA PRESO A CASO, POTEVO ESSERE TE”
“Chissà che lavoro facevi, dove ti piaceva andare il sabato sera. Tu eri me. E io sono te, potevo essere te“. Queste le parole scritte da una ragazza e dedicate a Erika Pioltello. La lettera, pubblicata da Selvaggia Lucarelli sul suo blog, è stata trasmessa da “La Vita in Diretta“. Anche la ragazza era presente in piazza San Carlo quando si è scatenato il fuggi fuggi generale. “Quella maledetta sera una mano invisibile ha fatto una conta beffarda – ha continuato la ragazza nella lettera – Per la prima volta, la morte ha preso una persona a caso in una situazione in cui sarei potuta essere, benissimo, anche io”.

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