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Economia
L’ANALISI

Torino, la crisi nera dell’automotive: persi in un anno 2,5 miliardi

1.560 i fornitori rimasti senza lavoro nel 2020: «Stellantis è un rischio»

La crisi del settore automotive a Torino e in Piemonte non sembra davvero avere  fine. Con il tracollo della produzione a risentirne è tutto l’indotto costituito da  aziende quanto mai in sofferenza tra lo stop della pandemia, l’aumento del costo delle materie prime e la crisi dei microchip.

Crollo del fatturato

A confermare le difficoltà è l’analisi fatta dall’Osservatorio della  Camera di  commercio di Torino che ha raccolto i dati da 477 imprese della filiera piemontese. Nel 2020 si sono persi ben 2,516 miliardi (-13.8% rispetto al 2019).  E di conseguenza aumentano gli esuberi: sono 1.590 i lavoratori nell’ambito della componentistica  rimasti senza lavoro (-2.7%) in un solo anno.  Dai dati presentati emerge che il  75% delle imprese presenti sul nostro territorio ha perso fatturato, percentuali  in peggioramento rispetto al saldo 2019 (-35%) e a quello del 2018, anno in cui era positivo (+5%). Con la crisi del comparto, di conseguenza, vacilla anche la  fiducia verso Stellantis.

Stellantis sfiduciata

Il 78% dei fornitori piemontesi attualmente lavora con Fca e il 28% delle imprese vede rischi nella fusione con Psa. Nello specifico tre imprese su quattro  si dicono infatti preoccupate per la struttura della filiera italiana (69.85), per il  cambiamenti del baricentro decisionale 77.4%), e per i cambiamenti nei  volumi di fornitura 75.5%).

Vecchi modelli
A preoccupare è anche la difficoltà a seguire la transazione energetica in corso, richiesta dall’Europa. La produzione infatti è  ancora ancorata a un vecchio modello produttivo: la filiera della componentistica è infatti posizionata per il 72.8% ancora su diesel e benzina, e solo il 47% delle aziende lavora anche sul mercato elettrico. E proprio quando si dovrebbe sviluppare nuove tecnologie, i dati mostrano che è calato anche  il numero delle imprese che lavorano nella ricerca e sviluppo.

Prospettive
Per il 2021, le prospettive sono influenzate principalmente dalle tensioni commerciali derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime (per il 65,8% delle imprese), ma anche dal generale rallentamento del quadro economico in Europa (62,7%, e dai problemi connessi alla scarsa reperibilità di componentistica (44,3%).

Tuttavia, la filiera si attende un anno di ripresa: oltre i due terzi delle aziende convengono su una crescita del fatturato, mentre poco sopra il 50% prevede aumenti degli ordinativi interni, delle esportazioni e dell’occupazione. «Il Piemonte, che vale il 33,5% delle aziende nazionali e produce il 35,8% del fatturato italiano, ha sofferto di più, perdendo posizioni nella scacchiera nazionale, ma continua a dimostrare una maggiore propensione verso l’estero rispetto al resto d’Italia – riassume il Presidente della Camera di commercio di Torino Dario Gallina -. La filiera attende una ripresa nel 2021, ma è fondamentale che la visione di politica industriale nazionale sia messa al centro dell’azione politica. Gli imprenditori da soli non ce la possono fare a trasformare la crisi in opportunità».

L’idrogeno
Durante la conferenza si è riflettuto anche sui modelli alternativi di sviluppo. Per il presidente della Camera di Commercio di Torino, Dario Gallina: «L’elettrico ormai sembra una partita persa, a questo punto è meglio investire su altre tecnologie più nostre come l’idrogeno».

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