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Sgarbi: «Il sommerso va messo in mostra»

«Se Torino esponesse tutti i tesori nascosti vivrebbe di rendita»

Viaggio nel nostro patrimonio artistico, dai caveau ai corridoi dei musei fino ad arrivare ai prestiti in blasonate gallerie internazionali

Dai caveau ai corridoi dei musei torinesi fino ad arrivare ai prestiti in blasonate gallerie internazionali. È il patrimonio artistico più o meno conosciuto del capoluogo piemontese, la punta di un iceberg che, se messo a nudo, sarebbe in grado di catalizzare per mesi l’attenzione del pubblico come spiega anche Vittorio Sgarbi, strenuo difensore della tesi secondo la quale: «Torino potrebbe vivere di rendita per anni se mettesse in mostra tutte le sue opere “sommerse”. Torino è una città bellissima, tra le più belle in Italia, e i capolavori che propone sono molti. Basti pensare al Museo Egizio, il secondo più importante al mondo». Il viaggio alla scoperta o riscoperta dell’universo dell’inestimabile non può che partire da piazza Castello dove, nel caveau della Biblioteca Reale, è custodito l’“Autoritratto” attribuito a Leonardo da Vinci insieme con i suoi disegni. Opere in sanguigna che necessitano di un periodo di conservazione dopo ogni esposizione. L’ultima si è conclusa a marzo, in sordina, purtroppo, a causa del lockdown, capitato proprio nell’anno delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte del genio toscano. Celebrazioni che quest’anno toccheranno a Raffaello Sanzio. Basta salire “qualche piano” ed ecco che dalla Biblioteca Reale si arriva alla Galleria Sabauda dove dal 30 ottobre verrà esposta la “Madonna della Tenda”, un’opera in cui la critica ha di recente riconosciuto l’intervento di Raffaello e attualmente nelle mani del Centro del Restauro di Venaria.

È fortunatamente tornato alla luce, ormai da tanto tempo dopo un adeguato restauro, un’altra opera di grande valore datata 1476, è conservata sempre in piazza Castello, presso il Museo di Arte. Si tratta di “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, olio su tavola (37,4×29,5 cm) oggi custodito con estrema cura all’interno di una teca per tutelarne lo stato.

A pochi passi, all’Accademia Albertina, sono custoditi nei suoi caveau opere firmate da Gaudenzio Ferrari Jacopo Bassano. O in quelli del Museo del Cinema, all’interno della Mole Antonelliana, dove si trovano la sciarpa e il cappello di Federico Fellini, scarpe, bustino e gioielli di Marilyn Monroe, la mezza carrozza di scena di “Via col vento” e persino la bombetta di Charlie Chaplin.

Ma i tesori dell’arte non sono sempre così nascosti o inaccessibili come insegna ancora Sgarbi che parla anche del «capolavoro di Sebastiano Ricci nella chiesa di Sant’Uberto a Venaria» riferendosi alle grandi pale dell’altare riportanti diverse figure di santi, per non parlare dell’apparato scultoreo di Giovanni Baratta. «Opere che furono ammiratissime durante la mostra sul Barocco di Venaria», spiega ancora il critico d’arte il quale continua ponendo l’accento anche su «Casa Mollino, in via Napione. Che luogo curioso, quell’architetto aveva una personalità unica, come Borromini. Così come unica è la Casa a fetta di polenta dell’Antonelli, il Museo della Frutta con opere in pura cera, si trova in via Pietro Giuria, o il Museo Lombroso di antropologia criminale. Manca solo un museo dedicato a Rol e poi Torino sarebbe perfetta…».

Non provengono da caveau, ma da collezioni private, le opere che metterà in mostra il prossimo 10 novembre Bolaffi per l’asta dedicata alle “Arti del Novecento” tra cui spiccano un importante collage di Victor Vasarely, (Feny – K2 ) padre della Optical Art, e una grande tela, A Settori, di Carla Accardi.

E ancora il Novecento in mostra alla Gam dalla scorsa settimana ha riportato l’attenzione sull’Orange Car Crash di Andy Warhol dal valore di 80 milioni di euro, pezzo forte della collezione da cui sono emersi altri dipinti custoditi nei depositi. La Pinacoteca Agnelli presenta in modo permanente all’interno della sua collezione: 7 tele di Matisse, un quadro di Balla del 1913 sul tema della velocità e ancora dipinti di SeveriniModiglianiTiepolo per finire con PicassoRenoirManet.

E un percorso tra l’arte con la “A” maiuscola non può che chiudersi con una provocazione, come quella firmata da Maurizio Cattelan e dal suo Bidibidobidiboo (1996) uno dei pezzi più importanti della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sempre a spasso per il mondo ed esposto anche al MoMa di New York in occasione della personale dell’artista. Difficile trovarlo a Torino, ma basta sapere che è di casa in via Modane per sentirsi immediatamente a proprio agio quando si entra in Fondazione e si inizia il lungo viaggio fra il contemporaneo.

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