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Cronaca
LA QUALITÀ DELLA VITA

Torino è sempre meno attrattiva per i giovani. Ed è allarme sicurezza

Al 21esimo posto nella classifica del Sole 24Ore per crimini e pochi servizi. Imprese preoccupate: «Città sempre più anziana e piccola»

Una corsa lenta, affannata, cominciata alla fine del Novecento e arrivata per effetto delle Olimpiadi del 2006 a raggiungere l’abbrivio necessario per prendere il volo. Con ali di cera, però. Questo, fotogramma dopo fotogramma, il lungometraggio sulla qualità della vita registrato negli ultimi trent’anni dalle classifiche annuali del Sole 24Ore. Quella del 2020, pubblicata la scorsa settimana, vede il nostro capoluogo 21esimo su 107 città italiane. Staccato da Milano, che si piazza 12esima, ma anche avanzato di una casella da Cuneo. Sul podio: Bologna, Bolzano e Trento. A Torino il “piazzamento” che spicca più in negativo, riguarda l’indice di criminalità, per cui finiamo al quintultimo posto, ma a penalizzare la città della Mole Antonelliana sono soprattutto i servizi che mancano. In particolare per i più giovani, quelli che scelgono di andare via o non scommettono più sul capoluogo del Piemonte e la “città universitaria” per il proprio futuro. Nonostante le eccellenze di Università degli Studi e Politecnico. «Non mi stupisco – commenta il presidente di Confesercenti, Giancarlo Banchieri -. La nostra città è sempre più piccola e più vecchia, per questo bisogna mettere in campo tutte le forze possibili, anche economiche, perché possa restare attrattiva per chi sceglie le nostre università».

In negativo, con due scalini scesi nell’ultimo anno, anche la voce relativa ai consumi e alla ricchezza, così come sul fronte demografico e sociale, per cui la caduta è dal 68esimo all’83esimo posto. Una città che, oltre ad aver perso la propria vetrina, pare instradarsi verso una pericolosa china anche su questo versante. «Torino ha tutte le potenzialità per evitare questo declino, anzi, per invertire la tendenza – sottolinea il presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Api Torino, Clara Besson -. Ci sono però dei nodi da sciogliere, come quello della mobilità che è poco agevole se penso ai pendolari e alle periferie o alla qualità generale degli spostamenti in città. Ma anche quello demografico è un tema fondamentale, perché Torino sembra chiudersi su se stessa in questo senso, sta invecchiando sempre di più e il cambio di passo in questo senso è legato all’offerta lavorativa. Le potenzialità ci sono eccome, ma bisogna rendere un po’ più facile l’incontro tra studenti e imprese». A manifestare «grande preoccupazione» sul futuro della città è il presidente di Cna Torino, Nicola Scarlatelli. «Non è più solo un’ipotesi ma lo dicono i numeri che, nonostante le eccellenze nel campo della formazione, solo in casi rarissimi i giovani dopo gli studi scelgono Torino per vivere. Perché la città non è in grado di rispondere alle aspettative che crea. Tantissimi giovani che riescono a raggiungere livelli eccellenti a livello formativo, ma puntano a un lavoro di prestigio e sì che conta la qualità della vita» chiosa Scarlatelli, lasciando all’immaginazione quali potrebbero essere le ricadute sulle piccole e medie imprese, che faticano a trovare professionisti e collaboratori e per cui accedere alla ricerca diventa costoso e complesso. Ma Torino perde smalto anche sul fronte della cultura e del tempo libero, con pesanti riflessi sul commercio e sul settore ricettivo in particolare, già provato e poi messo in ginocchio anche dalla pandemia di Covid. Dieci posizioni perse in un anno, dalla 35esima alla 45esima: numeri che fanno ancora più male se si pensa che, proprio tra il 2009 e il 2010 su questo fronte Torino aveva compiuto una vera e propria scalata, arrivando per ben due volte 12esima tra il 2015 e il 2018. Un passato da recuperare su macerie tutte da ricostruire, insomma. «Credo che sia sotto gli occhi di tutti quanto è stato perso in questo senso, quanto sia stato sciupato di un volano a livello internazionale per la città» evidenza Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom. «Ora il tessuto vitale di questa città sono certa che vorrà invertire la rotta per ridare slancio ad una città che ha dato tanto a livello nazionale ed internazionale e vuole tornare a svolgere il suo ruolo».

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