(foto ANTONINO DI MARCO)
Cronaca
L’ALLARME

Torino è nella morsa dello smog: sforamenti raddoppiati nel 2022

Livelli di Pm10 oltrepassati 61 volte contro i 32 di tutto il 2021: «Non basta fermare i diesel»

Sforamenti raddoppiati rispetto al 2021. E non è finita perché mancano ancora due mesi, ma si può parlare di “annus horribilis” per Torino, stando ai dati sulla qualità dell’aria presentati da Arpa, che ha siglato un protocollo d’intesa con Legambiente per difendere la salute dei cittadini. I superamenti di Pm10 sono in peggioramento rispetto all’anno scorso e anche al 2020. «Per tornare a livelli così bisogna risalire al 2015», esordisce Angelo Robotto, direttore generale di Arpa PiemonteI numeri non mentono, proprio ieri che è scattato lo stop di 600mila veicoli, fino all’Euro 5: la stazione Arpa di Torino Lingotto ha fatto registrare 61 giorni di sforamento di Pm10, mentre in tutto il 2021 il livello consentito di superamento – al massimo 35 giorni l’anno – è stato oltrepassato in 32 occasioni, cioè la metà. La stazione Torino Rebaudengo ha registrato 64 giorni di sforamento, mentre nel 2021 erano stati 42. Infine Torino Rubino ha segnato 29 giorni di sforamento contro i 19 dell’anno passato.

Come mai questo peggioramento? La causa va ricercata in un 2022 caldo e senza piogge. E non può consolare che il trend sia in miglioramento rispetto a più di vent’anni fa, ad esempio rispetto al 2000 quando il limite di Pm10 nell’aria veniva sforato 264 giorni l’anno. Per questo motivo – e il Piemonte è la prima regione a muoversi in tal senso – Arpa e Legambiente hanno firmato un protocollo, con progetti comuni che vanno dalla tutela ambientale ai corsi di formazione, fino alla condivisione di dati. «Non basta fermare i diesel – afferma Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta -, le città vanno ripensate e fatte a misura di persone, non di auto. E servono più controlli nelle aziende di agricoltura e zootecnia».

Va invece ricercata nei furti d’acqua la causa dell’incredibile morìa di pesci e anatre nel Po, raccontata in questi giorni dal nostro giornale. «Dai sopralluoghi effettuati con i carabinieri forestali – conclude Robotto – abbiamo individuato alcuni furti d’acqua, fenomeno che unito alla scarsa portata del Po quest’anno, ha probabilmente causato la morte delle specie animali».

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