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Cultura
Inizia oggi la mostra mercato in corso Lanza

Torino città dell’arte: nella casa di Flashback con i grandi galleristi

La kermesse di Stefania Poddighe e Ginevra Pucci con i tesori senza tempo dei collezionisti internazionali

Torino, corso Lanza 75. Sì, proprio ai piedi di quella collina che da sempre padroneggia sulla città dall’alto della sua austera presenza, in quel Borgo Crimea così poco familiare ai più, se non per le corse in macchina con gli amici cercando di spiare al buio della notte la villa di “Profondo rosso”. E’ lì che ieri Flashback Art Fair ha inaugurato la sua decima edizione, la prima di una vita all’interno di una casa tutta sua dove l’arte, antica o moderna che sia, ha trovato un vero habitat pronto ad accogliere i visitatori per tutto l’anno. Questa la novità della mostra mercato di Ginevra Pucci e Stefania Poddighe che dopo la chiusura di domenica prossima lascerà il posto ad Alessandro Bulgini per 365 giorni all’insegna degli eventi dedicati alla cultura. E i torinesi, i Vip, i galleristi, i collezionisti che ieri hanno preso parte al primo giorno di apertura, quello riservato agli invitati (il sindaco Stefano Lo Russo è arrivato intorno alle 18, prima c’è stato Silvio Viale del Salone del Libro, l’assessore alla Cultura Rosanna Purchia, Luciana Littizzetto, l’ex Miss Italia Edelfa Chiara Masciotta) hanno subito capito che qualcosa, ai piedi della collina, stava cambiando. In nome del bello, del piacere estetico che solo l’arte sa regalare e che da oggi fino a domenica coinvolgerà il pubblico nel viaggio di Flashback Art Fair. «Quest’anno Flashback taglia un importante traguardo: la decima edizione della fiera coincide anche con una nuova ed emozionante avventura, quella di Flashback Habitat – afferma Stefania Poddighe -. Come ogni anno i nostri galleristi si sono impegnati presentando delle opere di grande qualità e il loro entusiasmo è sempre più travolgente. Non vedo l’ora di aprire le porte della nostra nuova casa e accogliere il pubblico tra le tante opere e capolavori che presentiamo». Ospiti, decine e decine di gallerie disposte su tre piani di altrettanti colori diversi. L’esperienza inizia dopo avere attraversato a piedi il parco all’interno del quale il banchiere Marsaglia costruì la sua villa nel 1892. Da lì, un percorso ordinato dove ogni stanza diventa la sede di una galleria d’arte per immergersi ogni volta in un universo di bellezza e perdersi. Non si vorrebbe mai uscire da quella di Gian Enzo Sperone, uno dei più grandi galleristi al mondo con sede anche a New York. Per Torino ha scelto qualcosa di estremamente contemporaneo che fa un baffo a quanto di meglio da domani si vedrà ad Artissima. Viene proprio voglia di portarsele a casa quelle tre installazioni di Bertezzo&Casoni, se non fosse per la cifra di base, «almeno 150.000 mila euro», spiegano. Quello scheletro simbolo della morte seduto a una tavola imbandita ma disordinata dove la foto di Padre Pio fa capire che oggi non ucciderà nessuno. E nell’altro tavolino, i resti di un pranzo di una ragazza in viaggio verso il Giappone e ancora più in là un pappagallo sui resti di una cena sudamericana dove le cicche di sigaretta si sprecano. Qui anche le opere del piemontese Aldo Mondino. Dal presente “profano” al sacro del passato con la Madonna di Antonio Giolfino di Pizzallo/Botticelli di Firenze. Un capolavoro anche in questo caso dalla cifra base di almeno 150.000 euro. E i numeri salgono ancora, per esempio, per una natura morta dell’800 presente alla Miriam Di Penta Fine Arts Roma. Quasi impossibile valutare le tante opere del Futurismo, o quelle di Carol Rama che occupano quasi tutto lo spazio della torinese Galleria Del Ponte. «Questi non sono dipinti della Carol Rama che conoscono tutti – spiegano – sono la vera pittrice, la più ricercata». Illustre la presenza della Mole anche grazie alla Galleria Benappi e al suo Hermann Nitsch, alla Monticone con i suoi gioielli antichi e moderni. Parure di diamanti, oggetti di design che non sentono il tempo. «Il più prezioso risale agli anni Venti – spiegano – il suo valore supera i 60.000 euro», ma come ogni opera d’arte non potrà fare altro che acquisire prestigio. Nel futuro, dove l’arte sarà sempre contemporanea.

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