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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Torino chiede soltanto lavoro

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L’immagine della Torino che produce è tutta lì, in quella fila di operai che ricevono dalle mani del vescovo Nosiglia pacchi di cibo racchiusi in una borsa arancione. Sono i reduci dell’Embraco che stanno continuando a vivere una storia assurda di promesse mancate mentre il loro stabilimento ormai ospita solo ragnatele. Un’immagine che stringe il cuore proprio nel giorno in cui, sulla scacchiera dell’automotive, si incontrano i sindacati con i nuovi manager Stellantis. Sul tavolo non solo il forte ricorso alla cassa integrazione, ma il timore che la strategia del colosso nato dalla fusione tra Fca e Peugeot, riduca la nostra città ad una periferia dimenticata. Con tagli occupazionali, ridimensionamento dei budget e di conseguenza altra povertà. Così l’ombra di quelle borse di cibo che scacciano per qualche ora la fame di intere famiglie, si allunga su una città che forse non è mai stata ferita così profondamente, dalla crisi, dal Covid e da quella finanza che diventa padrona quando un governo non sa difendere il lavoro e costruire un futuro che non sopravviva con i sostegni. Torino non chiede reddito di cittadinanza o assegnucci miseri per la sopravvivenza. Chiede lavoro. Come lo stanno invocando piccole imprese, ristoranti, alberghi, bar, palestre, piscine, partite iva. Un elenco infinito di attività che vogliono riaprire, ma chiedono misure eque tali da non creare ulteriori danni, quando si alzeranno le saracinesche. Ma soprattutto pretendono chiarezza e non le solite giravolte dell’apri e chiusi. Maggio che ormai non è lontano potrebbe rappresentare una vera opportunità per tutti: quella del lavoro. Ma deve essere un inizio, magari lento, magari ancora sofferente ma senza quei freni imposti dai rigoristi della sanità, che rompono le gambe a qualunque impresa. Il resto, e così ritorno a Stellantis e alla complessa filiera dell’auto, dipende anche dal Governo e dalla determinazione degli enti locali. Ieri si è sentita la voce della sindaca Appendino. Ci aspettiamo un coro.

fossati@cronacaqui.it

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