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Emergenza nel quartiere Barca

Tonnellate di rifiuti sullo Stura: l’ultima eredità dei campi rom

L’immondizia che ricopre ancora le sponde scivola nelle acque del torrente

Mentre i cittadini, e i comitati, si interrogano sul progetto di superamento del campo rom di via Germagnano, i rifiuti lungo le sponde dello Stura continuano ad essere un problema senza soluzione alcuna. Basta transitare nei pressi delle baraccopoli, compresa l’ex favelas nei pressi del ponte di strada Settimo, per notare i cumuli ormai a ridosso delle acque.

Se in via Germagnano risulta oggi difficile accedere alle sponde, soprattutto per via del campo abusivo e dei “controlli” all’ingresso degli zingari, la stessa cosa non succede qualche isolato più avanti. In lungo Stura Lazio la cartolina costruita con una pista ciclabile e un muro di new jersey nasconde un segreto che i quartieri Barca e Rebaudengo si portano dietro da anni.

Gli ingressi che danno il benvenuto alla bidonville costruita sullo Stura sono l’antipasto di quello che si può trovare dietro le baracche in legno e lamiera che qualcuno si è costruito dopo lo sgombero del campo. Una volta superati gli orti di fortuna, pochi quelli in mano agli italiani, si arriva in pochi minuti sulla sponda sinistra. Basta girare lo sguardo verso il terreno dell’ex insediamento rom per vedere una montagna di immondizia ormai in procinto di cadere nel fiume.

La corrente con tutto il suo impeto ha già portato via molti dei rifiuti prodotti dai nomadi dei due campi. «Facendo in modo del tutto naturale quello che il Comune di Torino avrebbe dovuto fare molto tempo fa» dichiara un residente della zona. A chiedere spiegazioni per l’ennesima emergenza ambientale è il consigliere della Lega Nord in circoscrizione Sei, Enrico Scagliotti, che a breve presenterà un’interpellanza per chiedere spiegazioni su quello che sta avvenendo sulle sponde del fiume. «Il settore competente per la rimozione dei rifiuti abbandonati è a conoscenza della situazione di degrado dello Stura? domanda Scagliotti -. Nonostante i danni in serie l’area continua ad essere una vera e propria discarica a cielo aperto».

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