Ecomafie
Cronaca
L’INDAGINE

Tonnellate di falso compost velenoso scaricate nei campi

Dieci patteggiamenti fino a un anno e tre mesi

Pezzi di plastica gettati nei campi. Liquidi tossici riversati sotto i frutteti. Nei pioppeti, livelli allarmanti di stagno e zinco. Cromo nel suolo dove fioriscono i papaveri. La nostra terra viene spesso utilizzata come discarica a cielo aperto per rifiuti pericolosi. Si tratta di liquidi velenosi e resti di macerie. Materiali estremamente dannosi per l’agricoltura, la vegetazione e gli animali, uomini compresi. È un fenomeno allarmante, dimostrato dal numero crescente di inchieste su temi ambientali avviate dalle procure del Piemonte.

Una delle ultime indagini, “Fertil plastic”, riguarda lo smaltimento illecito di rifiuti e la contaminazione di sterminati terreni provocata da tre società. La principale produce compost. Quelle minori mettevano a disposizione i trattori e la manodopera per nascondere tonnellate di rifiuti e veleni nei nostri campi. Da Magliano Alfieri a Pralormo, da Govone a Cambiano, fino ad Alba, gli uomini della Forestale, coordinati dal pm Paolo Cappelli della procura di Torino, hanno indagato undici persone (tra titolari, dipendenti e aiutanti) e tre società. Vanadio, cromo, nichel e diossine sono stati trovati in numerosi campioni di terra. Il giro d’affari sarebbe di centinaia di migliaia di euro, perché i titolari, non smaltendo a dovere i rifiuti pericolosi, avrebbero guadagnato fino a tre milioni di euro. Chi si prestava a scaricare i materiali dannosi incassava in nero sette euro per ogni tonnellata e cento euro al giorno per la “manodopera”.

Sarebbero almeno settemila le tonnellate di liquidi e solidi tossici al centro del business. La società che figura come principale indagata è accusata di avere ricevuto decine di migliaia di tonnellate di fanghi derivanti da impianti di depurazione di acque reflue urbane ed industriali. Questi materiali, invece di essere trattati per produrre compost, sarebbero stati smaltiti, spesso tali e quali, nei nostri campi.

Nelle scorse settimane, otto persone fisiche indagate (su dieci) e due società (su tre) hanno patteggiato. Le pene vanno dai cinque mesi a un anno e tre mesi. Il gup ha ordinato inoltre la confisca dei profitti dei reati: dai 3mila ai 30mila euro per ogni indagato, mentre, per le società, si tratta di centinaia di migliaia di euro. Infine, l’ordine del giudice è quello di bonificare tutti i terreni contaminati. Soprattutto dalla plastica, che li rende del tutto inagibili.

Le bonifiche sono iniziate e sono tuttora in corso, con la “super visione” dei comuni e delle province interessati. Infine, alla base dei patteggiamenti, ci sono i risarcimenti che dovranno essere pagati ai comuni: 1.200 euro da parte di ogni persona e 5mila euro da ogni società. Il reato al centro della maxi operazione – che portò nell’estate del 2021 all’interdizione per sei mesi delle attività della Olmo Bruno srl – è l’attività organizzata per il traffico di rifiuti. Gli indagati, scrive la procura, «al fine di conseguire ingiusti profitti, eseguiti dalla Olmo Burno srl per un importo complessivo pari ad almeno due milioni e 708 mila euro», avrebbero violato dal 2019 al 2021 le «prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale, non rispettando, nel ciclo di lavorazione dei rifiuti, le percentuali previste». I registri sarebbero stati falsificati: c’era scritto compost misto, mentre invece il materiale scaricato era fango di depurazione di acque reflue civili e industriali non trattate. «Per fortuna – commenta l’avvocata Michela Masoero, della difesa – i terreni sono stati contaminati ma non inquinati. Con le bonifiche che stanno mettendo in atto, i campi torneranno a essere utilizzabili per l’agricoltura in breve tempo».

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