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IVREA E’ iniziato il processo all’uomo che nel 2008 si accanì contro i camposanti di Caluso e Mazzé

Tombe profanate e cimiteri devastati: «Sconvolto dalla morte di un amico»

L’uomo compì i raid in due serate successive. In un caso si accanì contro la sepoltura di un’anziana,

Due cimiteri devastati, danni ai loculi e tombe profanate. Tutto senza un vero motivo, se non il dolore per un amico scomparso da poco. Per questo in tribunale a Ivrea è cominciato il processo a un 44enne di Caluso.

Lo spettacolo che si presentò ai parenti dei defunti sepolti nei cimiteri di Caluso e Mazzé fu desolante e scioccante. Un uomo si era introdotto nei due camposanti canavesani per compierne un vero e proprio scempio con atti vandalici e macabre profanazioni dei cadaveri.

Alla richiesta dei carabinieri sul perché avesse fatto simili danni rispose laconicamente: «Non so cosa mi sia preso, ero andato per trovare un amico mancato da poco e poi non ho più capito nulla».

La vicenda emerge dal fascicolo dibattimentale di un processo trattato nei giorni scorsi nel tribunale di Ivrea che vede sul banco degli imputati Francesco Uzzo, 44 anni residente a Caluso, difeso dall’avvocato Leo Davoli del foro di Ivrea, ed accusato dei reati di vilipendio di cadavere e danneggiamenti.

I fatti risalgono al gennaio 2008, quando Uzzo in due serate, a distanza di sei giorni l’una dall’altra, si introdusse prima nel cimitero di Mazzè e poi in quello di Caluso. La sua furia si scatenò contro loculi, tombe di famiglia e sepolture in terra. Croci sradicate, pietre tombali divelte, lumini, corone e altri arredi funebri spaccati.

Nel bilancio dei danni, stilato dai carabinieri, risultarono colpiti in tutto venti sepolcri, distribuiti tra i due cimiteri. Come se già questo non fosse stato sufficiente, Uzzo sottrasse una tibia dalla tomba di un’anziana, per poi lanciarla sui gradini dell’accesso al camposanto di Caluso.

Nei giorni successivi, tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, c’era persino quella di una setta satanica. A portare, però, sulle tracce dell’imputato, ritenuto responsabile dell’insensato gesto, sono stati una bottiglia di vino abbandonata nei pressi di una corona funebre e le impronte degli scarponi.

Quando i carabinieri di Caluso hanno convocato Uzzo in caserma, quest’ultimo ha ammesso senza fornire una vera spiegazione all’accanimento sulle sepolture, sul perché ne aveva distrutte alcune piuttosto che altre e, infine, perché proprio nei due cimiteri.

Il processo, cominciato la scorsa settimana, mira proprio a fare luce sulle contestazioni mosse ad Uzzo, su cosa accadde quel giorno e sull’eventuale movente, sempre che esista, per questi gesti insensati. Dopo l’apertura dibattimentale davanti al giudice monocratico Mariaclaudia Colangelo il procedimento penale di primo grado riprenderà a maggio.

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