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Tiranni e giullari

Ieri era il ventesimo dalla morte di Gianni Agnelli. Ho pensato di ricordarlo ripescando nell’archivio del mio giornale satirico Fegato Granata, che fu in edicola dal 1991 al 2005, alcuni dei “falsi necrologi” con cui componemmo una burlesca “pagina a lutto”. Va premesso che lo stesso Agnelli indossò in barca la nostra maglietta con scritto sul petto “Dio c’è, e tifa Toro, ma di nascosto se no Agnelli lo licenzia”. Ecco perché i necrologi iniziavano così: “Orfana di cotante spalle proprio lei, la maglietta, annuncia al popolo degli sfegatati la morte di Gianni Agnelli e ispira la battuta con cui ci congediamo da lui. Absit iniuria verbis, un fiore ed un sorriso sono quasi la stessa cosa. Noi, da umoristi, abbiamo scelto il secondo, e a lui sarebbe piaciuto”. Ecco la battuta: l’Avvocato arriva in paradiso, Dio lo vede e gli fa: “Carissimo! Tu qui? Ma non dovevi disturbarti, scendevo io!”. Sit tibi terra levis, Johanne, vel autem wrangler (*) . Un altro dei falsi necrologi era dell’A.N.A.L. (Associazione Nazionale Arbitri di Lega): “in segno di lutto per la prematura dipartita del munifico Avv. Agnelli l’Anal, serbandogli eterna riconoscenza, devolve ai poveri una parte del ricavato di anni di proficua collaborazione (Roma, 25 Gennaio 2003)”. La serie di necrologi buffi si concludeva con quello “serio” della redazione: “Il Monarca del Deretano (Diretto-re) e tutta la redazione di “Fegato Granata” salutano con rispetto il leale avversario di fede calcistica Giuanin “lamiera” Agnelli, bersaglio decennale di satire, ringraziandolo per averle sempre accolte con benevola superiorità, quale solo un vero signore di stampo rinascimentale sa riservare al proprio buffone di corte”.

(*) “Che la terra ti sia Levis, ma anche Wrangler”

collino@cronacaqui.it

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