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Tifosi finti in Qatar

Cominciano, senza l’Italia, i mondiali di calcio in Qatar, stato ricchissimo che coi petrodollari ha potuto letteralmente comprarseli, sperando di averne un ritorno d’immagine. Dico “comprarseli” perché, come ha documentato Report, i qatarioti cominciarono nel 2010 col corrompere Sarkozy, allora all’Eliseo, e Platini, Presidente della Fifa. Poi una pioggia di regalie palesi e occulte sui delegati al voto fece assegnare il mondiale 2022 all’emirato, il cui motto è “diteci quanto costa, i soldi per noi non sono un problema”. E’ vero. Tranne quando si tratta di pagare gli operai, che sono stati attratti da stati poveri come Pakistan, India e Bangladesh, privati del passaporto all’arrivo e costretti a lavorare senza protestare 12 ore al giorno senza feste e domeniche, anche di notte, per paghe misere. Non stiamo a ricordare le mancanze del Qatar quanto a diritti civili di gay, donne e lavoratori, però in 12 anni c’era tutto il tempo per revocare l’assegnazione. Se non è stato fatto è perché altri soldi sono corsi e correranno. E quando finalmente le squadre saranno in campo, nessuno se ne ricorderà. La nota più buffa? Durante il torneo gli operai che hanno costruito stadi e impianti saranno dotati di magliette e bandiere delle varie squadre e fatti passeggiare per le strade per simulare un enorme concorso di pubblico. Saranno anche fatti sedere nei posti lasciati vuoti negli stadi: dovrà sembrare tutto “sold out”. Non vi ricorda i sedioli policromi adottati nei nostri stadi e i cartoni con figure umane sistemati sugli spalti durante il Covid? Glie l’abbiamo insegnato noi, il trucco. Certo, un operaio finto-tifoso costa un po’.

collino@cronacaqui.it

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