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Tra i colpevoli del lancio della bomba carta durante il derby del 26 aprile 2015

TIFO VIOLENTO. Ultrà juventino condannato: per i giudici era un “black block”

Pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale i giudici hanno inflitto 2 anni al supporter bianconero Giorgio Saurgnani: scioccanti i messaggi scambiati in chat con gli amici

“Saurgnani non si limita a giocare a fare il ‘black block‘: egli è davvero un ‘black block’ delle tifoserie del gioco del calcio”. Così è scritto nelle motivazioni della sentenza che lo scorso febbraio ha condannato a 2 anni e otto mesi di carcere Giorgio Saurgnani. Il promotore finanziario 29enne di fede bianconera è finito alla sbarra per aver portato nello stadio Olimpico, a Torino durante il derby del 26 aprile 2015, una bomba carta, di averla lanciata nella ‘curva primavera’ provocando lesioni a 11 tifosi granata e di aver aggredito degli steward prima e dopo l’incontro. La prova schiacciante sono i messaggi scambiati da Saurgnani con il suo gruppo di amici juventini, con cui gli inquirenti, scrive il giudice, “hanno ricostruito in buona parte i loro movimenti in quella giornata e le loro intenzioni”. Le motivazioni attestano “una continua esaltazione della violenza” (violenza fine a se stessa, programmata all’espresso fine di “creare scompiglio”).

NELLE CONVERSAZIONI SI PARLAVA SOLO DI VIOLENZA
“Saurgnani e il suo gruppo erano al di fuori delle tifoserie organizzate, agivano per creare scompiglio e la violenza esagerata non era per loro soltanto parlata, ma anche concretamente agita, e non si tiravano indietro dal coinvolgervi anche estranei”. Il gruppo, composto sette persone, “comunicava tra loro tramite una chat denominata Sole a Genova“. Gli scambi di battute sono eloquenti: “Dodici feriti è il bilancio di oggi, tutti ovviamente feriti del Toro per le schegge delle bombe carta. Bene, insomma”, “pero’ purtroppo fuori dallo stadio neanche un contatto”. Nelle conversazioni in chat si fa riferimento anche ad altri episodi: “se ci beccavano con il Verona, la bomba dentro bus pieno, la prendevamo”, scrive un ultrà. E Saurgnani risponde: “strage, sarebbe bello averlo come capo d’imputazione per qualche partita; troppo poca gente, tentata strage, stupendo!”. Nelle chat, si legge nelle motivazioni, “non si parla mai di sport, ma soltanto di violenza”.

NON SI E’ CERTI ANCORA SU CHI ABBIA LANCIATO L’ORDIGNO
I giudici spiegano che non si è potuto ricostruire chi ha lanciato l’ordigno. “L’istruttoria compiuta – scrivono – non ha consentito di ricostruire chi abbia materialmente portato la bomba carta all’interno dello stadio”. E, continuano, “non è possibile affermare sulla base degli accertamenti la certezza oltre ogni ragionevole dubbio che sia stato lui a lanciarla”. Dalle chat, scrivono i magistrati, emerge come Saurgnani “rivendichi il proprio ruolo di consigliere nel lancio della bomba carta”. Un punto importante per la Procura: Saurgnani, pur conoscendo le dinamiche dell’episodio, non ne ha mai rivelato i retroscena.

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