Tifa dal cielo, ragazza blu

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È morta la ragazza blu. L’avevano soprannominata così sui social, “blue girl”, perché amava indossare la maglia blu dell’Esteglal di Teheran, la squadra di calcio di cui era appassionata tifosa. Si chiamava Sahar Khodayari. Aveva solo 29 anni, e a marzo scorso si era tolto il velo, aveva indossato una parrucca sui lunghi capelli raccolti a crocchio, si era vestita da uomo ed era andata allo stadio a tifare per l’Esteglal, la squadra iraniana allenata dal nostro Stramaccioni, che giocava contro l’Al Ain, un club degli Emirati. Forse l’ormone vale più di un travestimento, forse i seni prepotenti gonfiano troppo la giacca da uomo, fatto sta che la beccano e l’arrestano per aver violato il divieto che in Iran proibisce alle donne di accedere agli stadi. Sahar viene chiusa per alcuni giorni in un carcere in confronto al quale le prigioni turche sono alberghi di lusso, poi esce su cauzione. Il 2 settembre, al processo, non ha neanche l’avvocato d’ufficio. Però manca il giudice, e il processo è rinviato. Lei esce, rientra per prendere il cellulare dimenticato, e sente qualcuno dire che sarà condannata a una pena fra i sei mesi e i due anni. Sconvolta, esce e si dà fuoco, ustionandosi al 90%. Muore dopo otto giorni di agonia. Questo è il mondo islamico dove si giocheranno i mondiali dell’anno prossimo. Si fanno cortei e fiaccolate in Europa contro la violenza di genere, si fulminano pesanti sanzioni alle società per i “bùh” razzisti, e si rimane indifferenti davanti al suicidio della ragazza blu? Non dico sospendere per una giornata il campionato femminile di calcio, ma un minuto di silenzio durante quello maschile Sahar lo meriterebbe. O no?

collino@cronacaqui.it

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