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Cronaca
In quella notte morirono sette operai

THYSSEN-KRUPP. A 10 anni dalla tragedia la rabbia di Chiamparino: “Indigna indifferenza giustizia tedesca”

L’allora sindaco di Torino: “E’ stata la mia esperienza più dura. Ha lasciato un segno indelebile nella comunità”. Mattarella: “Ferita ancora aperta”

E’ il giorno del ricordo oggi per le famiglie delle sette vittime della Thyssen-Krupp. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre di 6 anni fa c’è stata una tragedia, che ancora oggi scuote Torino e non solo.

A ricordare quei momenti su Facebook è Sergio Chiamparino, attuale presidente della Regione Piemonte e sindaco di Torino di quel periodo.

“La notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 mi trovavo a Roma, per una riunione che si doveva svolgere il mattino seguente. Fui svegliato molto presto, da una telefonata, e tornai immediatamente. Cominciò così un lungo e doloroso viaggio, fatto di incontri con i familiari delle persone che erano decedute sul colpo e e visite ai parenti dei ricoverati nei vari ospedali. E’ stata di gran lunga la cosa più dura e difficile che mi sia toccata fare non solo in dieci anni da sindaco, ma in tutta la mia esperienza pubblica.

Come spesso accade in queste situazioni, non è facile mettere subito a fuoco la gravità di quanto è appena successo: le voci si rincorrono, parlano di un incendio, di una o forse due vittime, forse alcuni feriti. Man mano che i minuti passavano, cresceva la consapevolezza delle dimensioni enormi del dramma che si era appena consumato in quella fabbrica. Di fronte alle morti sul lavoro non si può che provare amarezza e frustrazione, con la netta consapevolezza che nessuna pena sarà mai abbastanza, e che nessun risarcimento sarà mai adeguato a riempire quel lutto così crudele e a colmare il dolore per come quel lutto si sia generato.

E tanto più indigna il fatto che, complice l’indifferenza della giustizia tedesca, i principali responsabili di quella tragedia siano ancora liberi come se nulla fosse successo.

La tragedia della Thyssen-Krupp ha lasciato una traccia indelebile nella nostra comunità: è stato un lutto sentito da tutti, condiviso, vissuto, ognuno di noi ha portato dentro di sé una parte, seppur piccola, del dolore delle sette famiglie rimaste senza padre, figlio, marito, e di tutte quelle risparmiate dal lutto ma segnate, per sempre. Ed è rimasto un luogo, nella città, un vuoto urbano che nella sua desolazione ci ricorda la paura e la tragedia di quel momento.

Credo sia giusto , a dieci anni di distanza ragionare su come nella trasformazione di quella grande area si possa lasciare un segno permanente di quello che è successo quella notte, del dramma di quelle famiglie, del dramma di un’intera città”.

IL RICORDO DI AIRAUDO.  “Ho ancora un ricordo nitido e doloroso di quella notte. Quando arrivai trovai una scena di disperazione, come di impotenza. Quanto avvenuto alla Thyssen fu una strage, e la parola strage non dovrebbe mai essere accostata alla parola lavoro. Su quanto avvenuto a Torino nella notte del 5 dicembre 2007 c’è stato un ottimo lavoro della magistratura, meno da parte del mondo politico e imprenditoriale che non hanno imparato la lezione. Nessuna autocritica, nessuna riflessione. E anche oggi la sicurezza sui luoghi di lavoro non è sempre al primo posto in una azienda”. Lo afferma Giorgio Airaudo, deputato di Sinistra Italiana ed esponente di Liberi e Uguali, all’epoca dei fatti segretario provinciale della Fiom-Cgil torinese.

LE PAROLE DI MATTARELLA. “Ogni morte sul lavoro è una perdita irreparabile per l’intera società. E dieci anni fa, nella notte del 5 dicembre 2007, sette operai morirono nell’incendio nell’acciaieria della Thyssenkrupp a Torino. Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi: è giusto ricordare i loro nomi perché è una ferita che non può rimarginarsi accettare che si possa morire sul lavoro e per il lavoro”. Lo afferma il Capo dello Stato Sergio Mattarella in una nota. “Il lavoro – prosegue il Presidente della Repubblica – costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate ed applicate le norme sulla sicurezza. In questi dieci anni nella prevenzione degli incidenti e nel supporto agli infortunati sul lavoro sono stati fatti passi avanti, ma resta ancora molto da fare per far sì che la sicurezza venga considerata essa stessa un volano che contribuisce allo sviluppo”. “Ai familiari delle vittime e a coloro che in ogni altra tragedia sul lavoro hanno perso un collega, un amico, un familiare, rivolgo un solidale e affettuoso saluto”, conclude Mattarella.

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