IL CASO

Thyssen, arresto rimandato per virus. E i manager chiedono la semilibertà

Potrebbero lavorare di giorno nella multinazionale tedesca e tornare a casa nel weekend

Harald Espenhahn è stato condannato a 9 anni e 8 mesi

La giustizia è una bilancia. Ma a volte può essere una clessidra. Con la sabbia che scivola via, giorno dopo giorno. Lasciando chi la aspetta sospeso. In bilico. Affacciato sul baratro della atroce beffa. È così che vivono le madri e i padri dei sette operai morti alla Thyssenkrupp. Aspettando che cada l’ultimo granello di sabbia, invocando la fine di un incubo che dopo 13 anni continua a tormentare loro che il 6 dicembre 2007 persero i figli in quell’acciaieria che non c’è più. Perché Giustizia non è ancora fatta. Perché la notizia dell’arresto imminente lanciata da un’agenzia di stampa lo scorso 4 febbraio, tre mesi e mezzo dopo, resta un annuncio.

Con l’ex ad e l’ex dirigente di Thyssen, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz liberi. Ieri. Ma forse per sempre, almeno durante il giorno, visto che hanno chiesto l’equivalente italiano della semilibertà e un tribunale tedesco potrebbe accordargliela. Una beffa, si diceva, per i parenti dei morti.

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