donato carrisi la casa delle voci
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LA CASA DELLE VOCI

Il thriller senza sangue di Carrisi: i mostri non sono sotto il letto…

Uno psicologo di bambini e l’incubo sotto ipnosi di Hanna

Lo chiamano “L’addormentatore di bambini”: Pietro Gerber è uno psicologo infantile, consulente del tribunale dei minori, specializzato nell’ipnosi dei piccoli pazienti, metodo con il quale scava nelle loro paure, nel loro animo. Ma qualcuno ha mai addormentato l’addormentatore? E’ questa la domanda che lo psicologo si sente rivolgere da una paziente, una giovane donna australiana che, a detta di una collega che sente solo per telefono, ha subìto un grave abuso prima dei dieci anni ed è convinta di aver commesso un omicidio, quello del fratellino. Scava come sempre nelle paure nascoste, tra la gente dell’ombra, Donato Carrisi, come ha fatto fin dai tempi de “Il suggeritore” o con “LA ragazza nella nebbia” divenuto un film da lui stesso diretto. Sempre più vicino ai maestri del thriller psicologico tedesco che non agli autori di casa nostra, Carrisi dimostra, parole sue, come sia possibile scriver un thriller ad alta tensione senza sangue. La paura è fatta non solo di immagini e sangue, ma anche di ombre, di voci. “La casa delle voci” (Longanesi, 22 euro) è per la giovane paziente, Hanna, ogni luogo dove viveva con i genitori, quasi degli hippy fuori tempo, nomadi della paura, in fuga da “loro”, dagli “estranei che portano via le persone ”, trascinandosi dietro la cassa dove il piccolo Ado riposa per sempre. Per questo Hanna non deve mai dire il suo nome agli estranei, nessuno deve dirlo. Una vita che cela di certo un mistero che la mente di Hanna potrebbe rivelare, ma anche nell’anima di Gerber si nascondono segreti, uno soprattutto, terribile, rivelatogli dal padre in punto di morto, una sola parola.

In una Firenze a lati solare e a tratti cupa nei suoi segreti, l’autoritratto di Bellini sulla nuca di Teseo, la ruota degli abbandonati, i “tetti rossi” dell’antico manicomio abbandonato, in una narrazione che parte dalle paure dei bambini, dalla realtà per cui <nessuno ascolta i bambini>, e inserisce elementi che evocano nel lettore i fantasmi di infanticidi (come quello di Cogne ma “spostato” negli anni ’50) o di una verità mai rivelata, di Bibbiano e di indagini frettolose dove i colpevoli che pagano sono sempre e solo i piccoli, di destini come quello di Maddie McCain, tra voci nella notte, bambine con il vestitino con le api gialle e streghe viola, vediamo le azioni di Gerber e ascoltiamo la voce dalla trance di Hanna. Una indagine a ritroso durante la quale Pietro Gerber dovrà guardare dentro di sé, con la stessa paura con cui, sì, in effetti tutti noi abbiamo ci siamo chiesti se ci fosse un mostro nascosto sotto il letto. E poi, da adulti, guardando sotto il letto, quella stessa paura l’abbiamo ancora provata e riconosciuta.

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