PREMIAZIONE

Il Tff al gran finale: ecco cosa vincono i nuovi “Muccino”

Appuntamento alle 20 al cinema Reposi con l'atto conclusivo dell'edizione numero 37

Questa sera alle 20 circa le luci del cinema Reposi si accenderanno sulla premiazione dei vincitori del 37esimo Torino Film Festival, probabilmente l’ultimo dell’era Emanuela Martini (in pole position per la successioneci sarebbero i nomi dei torinesi Davide Oberto, Jacopo Chessa e del bolognese e super gettonato Andrea Romeo). Ma, oggi, la giornata è dedicata a loro, ai registi tutti da scoprire che con i loro 15 lungometraggi hanno tenuto banco in questa lunga settimana da cinefili.

Il primo premio per la sezione principale, Torino37 appunto, consiste in 18mila euro. Sempre nella stessa sezione ci sono anche i settemila euro messi a disposizione dal Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Al miglior doc e miglior italiano andranno rispettivamente seimila euro e al miglior corto duemila. Infine, il nuovo premio “Cinema d’acqua” nato in collaborazione con “Qc Terme” prevede un riconoscimento di mille euro. Dopo il Gran Premio Torino a Barbara Steele dell’altro giorno, sono questi i premi più importanti, tanti gli altri riconoscimenti minori, più poveri, ma fondamentali per lanciare verso l’inizio di una carriera registi emergenti.

«Il Festival Cinema Giovani nacque proprio con questo obiettivo – ricorda Stefano Della Casa tra i fondatori della rassegna – e tanti nomi importanti, infatti, sono usciti da via Verdi e dintorni. Il primo che mi viene in mente è quello della Campion». Già, Jane Campion, l’autrice neozelandese di “Lezioni di piano” esordì proprio al Tff vincendo un premio con il suo primo lungometraggio “Le due amiche”, era il lontano 1986. «Ma da noi è passato anche Gabriele Muccino, come non ricordarlo – continua Della Casa – era giovanissimo vinse un bel premio con il suo “Come te nessuno mai”».

Quanta fortuna portò quel titolo al papà di “L’ultimo bacio”, l’unico regista italiano entrato nel cuore di Hollywood. E a Hollywood, in nomination agli Oscar arrivò, invece, il regista cinese Chen Kaige. «Non dimentichiamo, infine, Laurent Cantet che con il suo “Risorse umane” nel 2001 vinse oltre che da noi il Premio Cèsar a Cannes». E continuando sul filone italiano, dal Tff sono passati anche i giovani Gianluca Maria Tavarelli e Mimmo Calopresti «sì ma con i cortometraggi, così come i premi Oscar Paolo Sorrentino e Matteo Garrone».

Insomma precedenti illustri che conferiscono ancora oggi lustro al Tff. Ma quali sono i favoriti di quest’anno? Si parla di “A white, white day” di Hlynur Pálmason, “Noura’s dreams” di Hinde Boujemaa, “Ms. white light”di Paul Shoulberg, e in molti sperano nell’Italia con “Il grande passo” di Antonio Padovan e “Now is everything”di Riccardo Spinotti e Valentina De Amicis.

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