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Salute
COVID, FACCIAMO IL PUNTO

Terza dose ai più fragili: l’Ue prepara una scorta per 2 miliardi di vaccini

Oms e Ema frenano, ma Bruxelles ordina Pfizer e Moderna. L’Italia pensa di partire da anziani, malati e lavoratori a rischio

Sul fatto che possa rappresentare un appuntamento annuale, come quello con il vaccino tradizionale contro l’influenza di stagione, nessun politico o esperto si sbilancia ancora a dirlo. Pur di fronte all’evidenza per cui Pfizer ha già dichiarato che la copertura degli anticorpi non duri oltre un semestreDiventa, così, più di una ipotesi quella di prevedere una terza dose contro il Covid, se non già in autunno dal mese di dicembre, magari destinandolo ai soggetti più fragili o più esposti al contagio, come nelle intenzioni del ministro Roberto Speranza. «Una decisione che va meditata bene» secondo l’epidemiologo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione al ministero della Salute, per il quale «probabilmente le persone più fragili e immunodepresse avranno una terza dose». La decisione potrebbe arrivare anche prima di un mese. Israele comincerà domani con le somministrazioni su base volontaria per gli ultrasessantenni vaccinati nei cinque mesi passati, nell’arco di sei settimane potrebbero così essere messi a disposizioni i primi risultati. Oms e Ema raffreddano lo scenario, prendono altro tempo in attesa di ulteriori evidenze scientifiche. L’Europa, almeno, cerca non lasciare nulla al caso. Bruxelles e la Commissione, infatti, si dicono «consapevoli del fatto che potrebbero essere necessaria una terza dose» e da qui la firma del terzo contratto con Pfizer Biontech per prenotare 1,8 miliardi di vaccini e l’opzione per altre 150 milioni di fiale prevista con Moderna.

UN NUOVO VACCINO
«In fase post emergenziale, forse già dall’anno prossimo credo che ci sarà un aggiornamento molecolare del vaccino in funzione delle varianti che stimoli anticorpi ancora più efficaci. Sappiamo che Pfizer e Moderna ci stanno lavorando» spiega l’infettivologo Giovanni Di Perri, che non esclude il ricorso già a breve di una terza dose. «C’è un minimo di incertezza ancora e l’ipotesi è quella di aumentare l’immunità specifica, laddove è meno vivace o per quelle categorie che si candidano ad ammalarsi». Per il sottosegretario alla Salute, Enrico Costa, «è molto probabile che ci sia una terza dose, a dodici mesi dalla seconda» mentre per Pierpaolo Sileri, considerando che in alcuni si possa verificare «una riduzione degli anticorpi dopo sei mesi» bisognerà fare un richiamo prima. «Ed è possibile che ogni anno lo si debba fare come per l’influenza». Per il microbiologo Andrea Crisanti è bene che sia cominciato il dibattito ma «siamo su un terreno sconosciuto».

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