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EDITORIALE DEL GIORNO

Terapie delle trisnonne

Sul canale Cielo della Tv è andato in onda ieri sera il film “Hysteria” di Tania Wexler che racconta una storia nota a pochi, ma vera, verissima, buona a spiegare la fortuna di un attrezzo che esiste da 143 anni, ma che ancora oggi (chissà perché) è imbarazzante nominare: il vibratore. In realtà strumenti falliformi esistono fin dalla preistoria e sono stati trovati a centinaia dagli archeologi in tutti gli scavi del mondo, ma erano manuali. Il vibratore, come dice il nome, vibra, cioè è elettrico. Successe tutto nell’Inghilterra Vittoriana dell’800, quando il puritanesimo era così stretto che si usavano secondi termini edulcorati persino per le gambe del tavolo. Abbiamo sentito anche noi lo strascico di quest’uso in termini come “le vergogne” per i genitali, “il petto” per il seno, “il posteriore” per… eccetera. Fatto sta che i medici inglesi per curare le donne frigide, che allora si dicevano “isteriche”, praticavano loro in ambulatorio un massaggio intimo che produceva inevitabilmente quello che veniva chiamato “parossismo”, talmente gradito che le dame vittoriane affollavano i loro studi per farselo procurare, anche se fra mille finte reticenze. I dottori finirono per soffrire di tendinite, tanta era l’affluenza delle richiedenti. Fu allora che un certo Mortimer Granville inventò e commercializzò col nome di “martello di Granville” il primo vibratore elettrico. Costava molto, ma meno delle parcelle mediche. Il successo fu immediato: fu l’elettrodomestico più amato dalle donne, ed entrò nelle case inglesi e americane prima dell’aspirapolvere e del ferro da stiro. Ma nelle réclame sulle riviste femminili si diceva solo che “spianava le rughe”. Così funziona l’ipocrisia umana.

collino@cronacaqui.it

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