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Il Borghese

Tende e parole tutte vuote

Capelli grigi, quasi bianchi. Gli occhiali adagiati sul naso, un cavo teso dalla bombola appoggiata al muro che la aiuta a respirare, mani giunte sul petto, come se stesse pregando. L’anziana stesa a terra sopra una lettiga da campo in un corridoio dell’ospedale di Rivoli è la protagonista inconsapevole di un altro “scatto” simbolo del Covid. Con un’altra immagine, dopo quella dell’esodo di malati da Torino a Tortona con una colonna di ambulanze e lampeggianti blu che rischiarano la notte di corso Dante, che comincia a girare sulle chat dei cronisti ieri mattina, poche ore dopo il post su Facebook cui il governatore Cirio ha affidato le proprie riflessioni notturne. Poche righe che innescano l’ennesima polemica con il governo, reo di aver inserito il Piemonte tra le zone rosse, “salvando” la Campania con il giallo. Una battaglia di colori che inetressa solo la politica. Forse, Cirio dovrebbe guardare con attenzione la fotografia di quell’anziana che prega su un pavimento perché spieghi meglio di tante parole la drammatica situazione che sta vivendo la nostra sanità. «È come una clessidra – spiega un dirigente di una Asl -, i malati sono come granelli di sabbia. Fino ad ora siamo riusciti a spostarli da una parte all’altra. Ma aumentano giorno dopo giorno, siamo quasi al collasso. Se arriva pure l’influenza è la fine». Per quella, è vero, ci sarebbe il vaccino. Ma anche in questo caso – come per i tamponi a tappeto nelle Rsa che stanno ripiombando nello stesso incubo già vissuto a marzo – è d’obbligo il condizionale. Perché i medici di base i vaccini li hanno ricevuti. Ma qualcuno li ha già finiti e ora è costretto a rinviare gli appuntamenti. Intanto, mentre il sistema dei tamponi e dei tracciamenti sembra sfuggire di mano, cominciano a scarseggiare le barelle. A Rivoli. «Ma non solo», dicono i soliti ben informati, mentre dal Maria Vittoria, ieri pomeriggio, partivano altre ambulanze dopo le 14 del giorno prima dirette verso i Covid Hospital della regione. L’ospedale di corso Tassoni per ora regge bene, abituato com’è a fare i conti con i grandi numeri. Ma cento pazienti tutti in una volta (la media degli ultimi giorni è questa) non erano capitati neppure qui. E quando venti vengono trasferiti ne arrivano altrettanti. Come al Mauriziano e a Rivoli. Tutti messi in crisi da quando il Dea del Martini e altri della provincia sono stati chiusi per riservarli al Covid. È successo la settimana scorsa, nelle stesse ore l’esercito ha risposto alla richiesta d’aiuto dell’Unità di Crisi e in 24 ore sono stati montati i primi tendoni. Era il 29 ottobre. Ieri erano ancora tutti vuoti. Poi in serata la notizia del via libera al nuovo ospedale da campo al Valentino e di un bando per l’assunzione di nuovi infermieri. Sperando che arrivino in tempo.

tamagnone@cronacaqui.it

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