L'EVENTO

Teatro Regio, Paolo Conte in live per i primi 50 anni dell’inno ‘Azzurro’

Lunedì il tour dell'artista nei principali teatri italiani toccherà Torino

Paolo Conte

Riuscire ad essere più popolare di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno sembrava un’impresa impossibile e incomprensibile nel panorama musicale internazionale. Difficile persino da pensare, così come lo è immaginare a Napoli un calciatore più amato di Maradona e a Torino uno più di Ronaldo.

L’impresa, invece, è riuscita a Paolo Conte con la sua “Azzurro” il brano portato nel mondo dalla voce e dello stile di Adriano Celentano e piazzato, infatti, nel 2007 dalla Società Dante Alighieri, al primo posto tra le canzoni italiane più famose e cantate nel mondo. Non c’è da stupirsi allora se i suoi 50 anni, compiuti nel 2018, sono valsi all’autore un tour nei principali teatri italiani che lunedì toccherà il Regio di Torino, manco a dirlo, completamente esaurito. E non poteva essere altrimenti, quando l’avvocato di Asti torna a casa il Piemonte è sempre pronto ad accoglierlo e lunedì lo farà con una marcia in più, anzi con una nota in più, quella di “Azzurro”.

«Mi resi conto subito che era una bella canzone, poi quando seppi che l’avrebbe cantata Andriano Celentano capii che era destinata al successo», ha spiegato più volte Conte. E così è stato. «Io l’avevo scritta nel ’67, un anno prima. E nel ’68 non vissi quello che vivevano i ragazzi più giovani di me. Io già lavoravo in ufficio con mio padre. E poi io non ho mai voluto dare messaggi con le canzoni, ho sempre messo in musica dei “bozzetti” di vita…».

Nel 2018 in occasione del compleanno Conte tenne tre concerti alle Terme di Caracalla dai cui fu registrato un nuovo album, “Live in caracalla: 50 Years of Azzurro”, all’interno del quale compare anche l’inedito “Lavavetri”. Sono questi i brani proposti lunedì nel concerto che inizierà alle 21 dove a farla da padrone sarà, però, “Azzurro”, l’anima musicale di Adriano Celentano. Il brano fu inciso prima nel 45 giri con “Una carezza in un pungo” nel 1968 e poi nell’album intitolato sempre “Azzurro/Una carezza in un pungo” del maggio dello stesso anno. Un inno considerato da molti anche una rivoluzione, proprio negli anni in cui il mondo cercava la sua ribellione. Un leitmotiv in note che ancora oggi non riesce a uscire dalla mente.

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