minchia signor tenente
Spettacolo
In chiusura delle repliche Salvatore Borsellino leggerà una lettera

Teatro Erba, “Minchia signor tenente” ultimo atto

Antonio Grosso porta in scena da stasera a domenica lo spettacolo tratto dalla canzone di Faletti, poi mai più

Antonio Grosso, che appartiene a una famiglia di carabinieri, era solo un ragazzino quando sentì per la prima volta il testo di “Signor tenente”, la canzone presentata da Giorgio Faletti al Festival di Sanremo nel 1994. «Mi ricordo che ero in camera con papà – dice l’autore e attore teatrale – e stavamo sentendo la finale del festival, c’erano gli ultimi due posti da assegnare per la vittoria, quello di Giorgia e quello di Faletti. Mio padre disse: Se vince Faletti, l’Italia cambia». La canzone non vinse, l’Italia, tutto sommato, non cambiò granché, ma le parole del padre riecheggiarono nella mente di Antonio per diversi anni. Fu così che nel 2008 scrisse quella commedia, comica, travolgente, reale, in cui narra la storia di una piccola stazione dei carabinieri in Sicilia, la cui quotidianità viene sconvolta dalla notizia della presenza in paese di un pericoloso latitante. Ora Antonio torna a riproporla al pubblico e lo fa in occasione dei 30 anni dalla strage di Capaci. Il suo “Minchia signor tenente” andrà in scena da questa sera a domenica prossima al Teatro Erba (lunedì 23 maggio: replica al mattino su prenotazione) per la regia di Nicola Pistoia. Ad interpretarla Gaspare Di Stefano, Federica Carruba Toscano, Francesco Nannarelli, Antonello Pascale, Francesco Sigillino, Gioele Rotini e lo stesso Grosso «E questa di Torino sarà l’ultima volta in cui la commedia verrà rappresentata» annuncia .

Perché l’ultima volta?
«La presentiamo ormai da 14 anni, l’abbiamo portata in 300 teatri italiani, con 500 repliche e più di 70 mila spettatori. All’Erba questo è il decimo anno. Lo spettacolo ha avuto un successo incredibile, soprattutto a partire dal 2013. Ora stiamo lavorando a un nuovo spettacolo, “Una compagnia di pazzi” con Deborah Caprioglio».

La pièce termina con la lettura di una lettera di Salvatore Borsellino scritta al fratello Paolo, il giudice ucciso dalla mafia nel ’92.
«Sì, e nella recita di domenica sarà lo stesso Salvatore a salire sul palco dell’Erba per leggerla. È una lettera davvero straziante e lo è ancora di più letta da lui, perché si sente tutto il suo dolore per la perdita del fratello. E la lettera contiene anche l’accusa alla politica per averlo lasciato solo, cosa che ha avuto particolarmente effetto quando abbiamo rappresentato la commedia in Senato».

Avete fatto anche un dvd.
«Sì, è un dvd del backstage dello spettacolo. Devolveremo il ricavato dalle vendite del dvd alle “Agende Rosse” di Salvatore Borsellino, l’associazione siciliana che aiuta i ragazzi dei quartieri più problematici, per toglierli dalla strada. Le Agende Rosse ci sono anche a Torino e dopo Palermo questa di Torino è la sezione più importante in Italia».

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