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Spettacolo
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TEATRO ASTRA. «Tra Callas e Mina, io sono Cleopatràs»

Anna Della Rosa in scena da stasera a domenica nello spettacolo diretto da Malosti che riprende il lungo monologo di Giovanni Testori

Sul palco sarà una donna elegantissima, «ricorda un po’ la Callas o Mina» dice Anna Della Rosa. Sarà una donna di spettacolo e la regina d’Egitto, sarà una star, una soubrette e una donna manager, sarà la “Cleopatràs lussuriosa” evocata nel V° canto dell’Inferno di Dante e allo stesso tempo la disperata donna brianzola che piange il suo Tugnàs, il suo Antonio, La “Cleopatràs” di Giovanni Testori nello spettacolo diretto da Valter Malosti avrà tanti volti, ma parlerà con un’unica voce, quella di Anna Della Rosa. L’attrice lombarda è la protagonista della pièce, una produzione Tpe e Festival delle Colline torinesi, che va in scena da questa sera (ore 21) a domenica prossima al Teatro Astra di Torino e che affida ad lungo monologo una delle ultime opere scritte da Testori. Si tratta, infatti, di, uno dei suoi “Tre Lai”, insieme a Erodiàs e Mater Strangosciàs, composti sul letto di morte al San Raffaele di Milano, tre storie di donne che parlano dello strazio per un amore appena perduto. «Era stato lo stesso Testori a leggerle quando aveva chiamato al suo capezzale Piero Nuti e Adriana Innocenti. – spiega Anna Delle Rosa – . Ho ascoltato più volte la registrazione che Nuti ha messo a nostra disposizione ed è stato molto emozionante sentirle recitare dalla voce cavernosa di quest’uomo ormai anziano. È un’ opera piena di bellezza, di amore, di passione, anche di rabbia perché la vita sta finendo, un’opera che ha saputo trasformare la morte in canto». Un canto dove il linguaggio dialettale lombardo – Testori, infatti, ha trasposto l’Egitto romano di Shakespeare nella sua amata Valassina, nel Triangolo Lariano – si mescola ad una lingua poetica altissima come quella di Dante. «C’è la regina che mise ai suoi piedi i grandi imperatori romani e c’è la donna manager, il mio regno e le mie banche con le filiali – è ancora l’attrice -. Il filo comune che tiene queste donne è il grande amore, per Antonio, per la vita». Il tutto si svolge su una scena «insieme astratta e concretissima – spiega Malosti -. C’è lo studio televisivo e la stanza d’albergo. Dove si consuma la tragedia. Nero e oro a dominar su tutto. Un’installazione visiva e sonora che parte dalla musica di Puccini, attraversa la scena musicale egiziana contemporanea e viene sommersa da una violenta e inesorabile onda elettronica».

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