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Tamarri

Ho letto una simpatica e ironica descrizione dei “tamarri”, con un elenco delle loro espressioni gergali tipo “hei, raga, tutto rego?” (va tutto bene, ragazzi?) oppure “minchia, troppo cisti” (è veramente piacevole) o ancora “ce lo stai scaramellando” (ci dài fastidio) ecc. È uno spaccato interessante di vita che peraltro potrebbe essere scritto per qualsiasi altra classe o categoria umana dai comportamenti omogenei (gli ultras, gli ecotalebani, i radical chic…) da uno che possieda il senso della satira.

Ma se i tamarri se ne stanno fra loro e non m’infastidiscono di persona, li tollero beatamente come varietà che rende interessante la specie umana (tipo i gay e i rom). Idem per le loro macchine, se le guidano bene e non mettono in pericolo la vita altrui. Io ho una vecchia Multipla di 11 anni, ma vado spedito, e se avessi un’auto civetta della polizia stradale dietro da mattino a sera perderei tre patenti al giorno. Però guido bene, e a 76 anni, con un milione di km sulle spalle, ho avuto pochissimi incidenti, di cui nessuno grave o con feriti.

I gerghi? Li abbiamo avuti tutti, da giovani. Loro dicono “troppo giusto, troppo rego”, noi dicevamo (60 anni fa!) “è sano” e chiamavamo “matusa” i genitori. Ancora oggi io e mio fratello godiamo ad usare l’ormai stramorto gergo della mala torinese, chiamando “tenur” il cane, “marmo” il pane, “lima” la cravatta, “carmagnola” la giacca, “tübu” i pantaloni, “multipliche” le scarpe”, “patanüe” le mani, “prufunde” le tasche” “sanflant” il formaggio, “presepio” la fisarmonica, “fruia” la chitarra, “piano” la macchina, “becana” la bici”, “pietusa” la minestrina in brodo, ecc. È tutta vita, geografia umana. Il bello è esserci dentro.

collino@cronacaqui.it

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