Supponenza contro leggerezza

Tè, abbiamo perso nel giro di due giorni due colossi, due grandi scrittori, intellettuali poliedrici, entrambi coinvolti nel mondo dello spettacolo. Camilleri, 94 anni, mai laureato, regista, funzionario Rai, attore, 100 libri tradotti in 30 lingue, 31 milioni di copie vendute. Luciano De Crescenzo, 91 anni, ingegnere summa cum laude, sceneggiatore, attore, regista, 50 libri tradotti in 20 lingue, 19 milioni di copie vendute. Due che a vendite non scherzavano, insomma, anche se la penna italiana più venduta, Umberto Eco, li guarda dall’alto dei 50 milioni di copie del solo “Nome della rosa”, tradotto in 47 lingue. Ma anche lui, Eco, è soltanto 24° nella classifica mondiale. Accontentiamoci. Camilleri, cantore della Sicilia, e De Crescenzo, cantore di Napoli, si assomigliavano nel canto, ma non nel carattere. Spavaldamente comunista il primo, e proclive a staffilare a sangue i maledetti dal partito come Berlusconi e Salvini. Lieve, ironico e goliardo il secondo (Luciano non rinnegò mai la sua militanza giovanile in feluca), garbatamente sordo agli inviti che gli venivano fatti di continuo perché si schierasse a sinistra. È qui la notizia. Camilleri ha avuto successo perché, pur fascista da giovane, aveva subito capito dove sta la pagnotta culturale in occidente e non perdeva occasione di omaggiarla (arrivò a dire che i gulag non erano come i lager). De Crescenzo lo ha avuto “nonostante” si fosse sempre rifiutato di omaggiarla. Lui preferiva la laevitas filosofica all’impegno trinariciuto. Infatti la busiarda lo punisce: una pagina sola su di lui contro le 5 dedicate a Camilleri. Così impara, quel dongiovanni, a fare il goliardo con Arbore e a snobbare i compagni.

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single