Mamma Fatna e papà Said
Cronaca
IL COLLOQUIO

«Ho supplicato quella dottoressa ma per lei ero troppo apprensiva»

I genitori Fatna e Said: «Con che coscienza lo ha visitato? La nostra vita è distrutta»

Via Feletto è un orizzonte di Barriera che Giacinto non vedrà mai. Un cucciolo d’uomo che dormirà per sempre in una fotografia conservata in un album con dei cagnolini stampati sulla copertina. Una casa di tre piani, tende di plastica e parabole ai balconi, vecchi mobili accatastati nel cortile. Un ballatoio, un tavolo, un fornelletto e una stanza dai muri bianchi e azzurri che è tutto: il lettone di mamma e papà, il soggiorno con la televisione, la cameretta degli altri due bambini, Federico di 10 anni e Laura di 6. Venti metri quadri per una famiglia di quattro persone. E in un angolo una coperta celeste appoggiata su un passeggino. Vuoto.

Fatna Italia ha 28 anni e ha pianto tutte le lacrime del mondo. Perché il suo Giacinto è vissuto solo venti giorni, ucciso da una polmonite forse scambiata per una rinite da curare con quattro aerosol di Clenil al giorno. «Ora so che nel 2018 si può morire così, di tosse. Quella dottoressa l’ho implorata, l’ho supplicata di fare qualcosa, ma per lei mio figlio aveva solo preso un po’ di freddo. E io ero troppo apprensiva. Si vede che lei non è una madre, perché una madre certe cose le capisce al volo. Giacinto rifiutava il seno, non mi stringeva più il dito come faceva sempre. Bastava un po’ di sensibilità in più, solo quello. Era sufficiente che capisse che bisognava fargli una lastra, non rimandarci a casa dopo venti minuti. E invece la nostra vita è distrutta e non sarà mai più come prima».

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