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Cronaca
Nel 2022 ci sono state 65 vittime

Sulle nostre strade un morto a settimana: la strage non si ferma

In automobile hanno perso la vita in 27, 18 i motociclisti. Poi pedoni, bici e camion. E c’è anche un monopattino

Gli ultimi a perdere la vita, a dicembre, sono stati due giovani, il 27enne Federico Rabito e l’appena 18enne Blendi Halili. I loro nomi sono al fondo di un elenco per fortuna più breve rispetto a quelli di alcuni anni fa ma ancora troppo lungo: quello dei morti sulle nostre strade nel corso dell’anno.

Tra Torino e provincia, sono 65 le persone che hanno perso la vita in incidenti stradali nel 2022. Un dato parziale e che in realtà potrebbe essere maggiore, perché si tratta di un nostro conteggio, al quale potrebbe anche essere sfuggito, ad esempio, qualcuno che purtroppo potrebbe aver perso la vita dopo un lungo ricovero in ospedale in seguito alle ferite riportate in un incidente. Un dato comunque significativo: 65 vittime in un anno, significano più di 5 al mese, più di una ogni settimana. Quasi la metà di loro, 27, ha perso la vita mentre si trovavano in automobili, come conducenti o passeggeri. Poi ci sono i motociclisti: 18 di loro sono morti quest’anno, soprattutto fuori Torino e nei mesi caldi, da maggio a settembre, quando le due ruote vengono utilizzate di più per gite e tempo libero. Un po’ a sorpresa, il capoluogo è superato dalla provincia – anche se di poco – pure nel conteggio dei pedoni investiti: 10 in tutto le vittime, di cui 4 nel capoluogo e 6 fuori. Poi ci sono le bici: 5 i ciclisti travolti e uccisi nell’anno appena terminato. A concludere la triste statistica, incidenti mortali con camion, trattori e anche, a settembre a Chieri, un monopattino.

Due gli episodi più gravi dell’anno, che hanno visto ben tre vittime ciascuno. Il primo risale alla notte dell’11 luglio quando, in corso Casale, il 28enne Edoardo Lapertosa, Alessia Panetta e Kevin Esposito, rispettivamente di appena 16 e 17 anni, hanno perso la vita in una Lancia Ypsilon che si è schiantata frontalmente con un bus Gtt della linea 61. Stesso drammatico bilancio, tre morti, meno di un mese dopo, il 2 agosto, a Settimo Rottaro, sulla bretella Ivrea-Santhià, dopo il frontale tra una Toyota Yaris e una Fiat Panda che ha distrutto una famiglia: Antonino Marsala, 40 anni, sua moglie Raffaella Magliaro di 32 anni e loro figlio Lorenzo di 15 anni. Una strage dovuta a un salto di corsia favorito dall’assenza di spartitraffico centrale.

Il dato totale è in linea con quelli degli ultimi anni. Nel 2021 i morti erano stati 67 e pochi di più, 71, quelli dell’anno precedente. Numeri sempre importanti ma, per fortuna, ben lontani da quelli di un tempo: nel 2001, per fare un esempio, erano stati 228. Un calo netto, dovuto soprattutto alle auto moderne, più robuste e sicure di un tempo, e alle misure di sicurezza adottate in città e non solo: dossi, limiti di velocità, rotonde che obbligano ad alzare il piede dall’acceleratore. Senza dimenticare i controlli, stringenti, delle forze dell’ordine contro le “stragi del sabato sera”.

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