Lavoratori della Venture-Ex Embraco in presidio davanti al palazzo della Regione in Piazza Castello /TORINO/TONINO DI MARCO
Il Borghese

Sulla testa degli operai

A vederli disperati di fronte alla Regione, con questo freddo che gela le ossa, viene la rabbia. Perché una cosa è la crisi industriale che purtroppo c’è, un’altra sono le fregature, i giochi sulla pelle di chi lavora, le promesse vane. La storia dei 407 dell’Embraco (ottima azienda prima che Whirlpool decidesse di fare fagotto e trasferirsi in Slovacchia) è la sintesi di una gigantesca presa in giro. Con il Ministero dello Sviluppo economico a fare da garante, portando in palmo di mano i “salvatori” della Ventures che poi si sono trasformati nei becchini dello stabilimento di Riva di Chieri. Aggiungerei con una punta di crudeltà. Visto che lo stabilimento è vuoto ma, nonostante questo, metà degli operai passano le loro giornate a girarsi i pollici o a smontare e rimontare una bicicletta che avrebbe dovuto essere rivoluzionaria ed invece non è mai entrata in produzione. Mentre gli altri lavoratori sono a casa in cassa integrazione fino a giugno quando scadrà anche la speranza, ammesso che ne esista ancora. Ciliegina sulla torta, gli stipendi non pagati, l’assenza totale della Ventures, le tattiche degli azzeccagarbugli e la politica che adesso non può più stare a guardare. Il governatore Cirio batte i pugni accanto ad un’affranta Elena Chiorino, assessore al lavoro. E chiede un tavolo urgente al Mise. Sempre lui, il ministero che per il Piemonte è cieco e sordo. E che, buona questa, dovrebbe trovare un nuovo investitore per risanare l’ex Embraco. Tocca a Patuanelli erede di Luigi Di Maio e, prima ancora di Carlo Calenda. Il rischio che parafrasando un vecchio proverbio (“Non c’è il due senza il tre”) finisca tutto in farsa. E questa volta sulla testa di 407 famiglie. Meglio, mi permetto di dire, se il problema provassimo a risolverlo a casa nostra.

fossati@cronacaqui.it

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