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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Sulla pelle dei bambini

E’ una tratta di esseri umani e le sessanta persone denunciate potrebbero finire in cella per anni. Le vittime sono ragazzini, di 14, 15 e 16 anni. Bocche da sfamare per le loro famiglie in Albania e spediti come pacchi postali in Italia a cercar fortuna, più di cento a Torino in 24 mesi. Minori non accompagnati alle cui necessità lo Stato fa fronte con una spesa mensile lorda di 3mila euro per ciascun bambino. Ma non si tratta di trovatelli, ma di vittime delle loro stesse famiglie e, più ancora, di un’organizzazione che, a fronte di laute ricompense, si occupava del viaggio dei ragazzini – certo non in prima classe -, e di accompagnarli (ma mantenendosi a debita debita distanza) negli uffici di polizia per l’avvio delle pratiche.

Una truffa bella e buona ai danni dello Stato e un’attività delittuosa che il codice definisce «traffico di esseri umani»: la tratta degli innocenti. Perché, almeno da ciò che si conosce, molti di questi bambini sono stati sì accolti nelle strutture italiane (e torinesi in particolare) dedicate agli stranieri minori non accompagnati, ma chissà quanti altri, partiti dall’Albania, non sono mai giunti a destinazione. C’è poi un altro elemento che sconcerta e che evidenzia le maglie troppo larghe nelle frontiere, anche in tempi di Covid, dove i controlli dovrebbero essere serrati. Durante la pandemia, l’organizzazione non avrebbe subìto battute d’arresto della sua attività criminale e il numero accertato dei 120 bambini sconfinati, dovrebbe essere moltiplicato per 10, 20, 30 o forse di più. L’attività di quello che polizia e vigili urbani definiscono negli atti come un «sodalizio», avrebbe iniziato il traffico ben prima del 2019, anno dell’avvio dell’indagine. Ad accorgersi che dietro gli occhi impauriti di un bimbo che chiedeva una tazza di latte caldo, c’era sì un dramma di famiglia, ma anche un lucroso affare per gente senza scrupoli, sono stati alcuni poliziotti che, in prima battuta, avevano parlato con le piccole vittime. Sono state redatte informative, è stata coinvolta la procura di Torino e le indagini sono partite. Decisivi i filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza, specie nella stazione di Porta Nuova. I video hanno permesso di individuare gli aguzzini che controllavano i movimenti dei bambini fino al loro ingresso negli uffici. Questi “accompagna – tori” sui generis sono stati identificati e denunciati. Durante gli interrogatori hanno negato che si tratti di commercio di essere umani, che vi siano compensi da parte delle famiglie d’origine dei bambini. Risposte fotocopia: «Ho fatto un favore a un mio parente in Albania, cercando di aiutare il figlio», o simili racconti strappalacrime. C’è poi un ultimo elemento. Se un’organizzazione è riuscita così facilmente a far varcare i confini del nostro Paese a centinaia di ragazzini, le stesse falle potrebbero emergere anche per altri e ben più pericolosi traffici, come quello delle armi. O, addirittura per gli spostamenti di nuclei del terrorismo internazionale.

Marco.bardesono@cronacaqui.it

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