generale pollio
Amarcord
3 LUGLIO 1914

Sulla morte del generale Pollio il sospetto di un avvelenamento

Fu trovato cadavere al Grand Hotel Turin Palace, in via Sacchi

L’irredentismo diventato poi “bandiera” della Grande Guerra è stato ampiamente sovrastimato. Innanzi tutto, perché non si trattava di un solo irredentismo, bensì almeno di due diversi irredentismi: orientale ed occidentale. La storia disse che quello orientale (Trento, Trieste, l’Adriatico) era “giusto” e quello occidentale (Nizza, Savoia, Corsica) “sbagliato”; ma fino alla fine del giugno 1914 sembrava che proprio questo irredentismo occidentale fosse da sposare, dichiarando guerra alla Francia a fianco degli imperi centrali. Il più acceso promotore di questa causa era il generale Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano dal 1908, che più volte suggerì un attacco preventivo in quella che sembrava una guerra ormai inevitabile. Ripeté più volte, anche davanti al kaiser Guglielmo II, che la «Triplice deve agire in una guerra come un unico Stato». Pollio era un grande ammiratore del sistema tedesco e austriaco: conservatore integerrimo, detestava ciò che era uscito dalla Rivoluzione Francese.

Nel 1913 la guerra europea era considerata imminente ed i tedeschi chiesero esplicitamente a Pollio un contingente italiano in supporto della guerra anche sul fronte orientale, contro i russi; ma l’ipotesi di una partecipazione italiana nel prossimo conflitto europeo venne attentamente vagliata nella riunione del 18 dicembre 1913 presso il Ministero della Guerra, a Roma, alla presenza di Pollio, del Duca d’Aosta, di Carlo Caneva, Luigi Cadorna e Luigi Zuccari. Pollio non aveva dubbi, se l’alleato tedesco chiedeva, l’Italia doveva rispondere. Ma i giochi politici internazionali suggerivano altro: da più parti veniva richiesto all’Italia di fare una scelta di campo totalmente diversa, a fianco dell’Inghilterra e della Francia. Ebbene, il 1° luglio 1914, Pollio moriva improvvisamente al Grand Hotel Turin Palace di Torino, in via Sacchi. Su questa morte improvvisa si addensarono sospetti di omicidio. Con il senno di poi, sembra la soluzione più evidente: l’eliminazione fisica del più convinto sostenitore dell’alleanza con la Triplice Intesa – spacciandola per una imprevedibile morte per infarto – avrebbe risolto gli evidenti imbarazzi di un cambio repentino di bandiera con la sostituzione del più alto grado della gerarchia militare italiana.

Pollio morì nell’oscurità di una camera d’albergo, senza essere visto da occhi indiscreti. Tutti i protagonisti delle sue ultime ore ebbero immediatamente carriere sorprendenti, anche se – a rigor di logica – la morte misteriosa del Capo di Stato Maggiore avrebbe dovuto pesare sulle loro promozioni.

Il 3 luglio 1914 si svolsero le esequie di Pollio: il feretro passò in via Sacchi, coprendo il brevissimo tragitto che separa il Grand Hotel dalla stazione Porta Nuova; tutto attorno, imponenti schieramenti di ufficiali in alta uniforme e soldati. Accompagnarono la salma a Roma i generali Roberto Brusati e Luigi Cadorna: proprio quest’ultimo, il 27 luglio, prenderà il posto di Pollio come comandante supremo dell’esercito italiano.

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