JAMES CONLON

«Io, sul palco nel nome di Beethoven»

Il direttore dell’Orchestra Sinfonica Rai inaugura domani sera la stagione

Per la prima alzata di sipario, quella che avverrà venerdì prossimo e con cui si inaugurerà la nuova stagione di concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (la terza firmata dal direttore artistico Ernesto Schiavi), James Conlon ha scelto Beethoven e Shostakovich. Beethoven perché il prossimo anno ricorre il 250° anniversario della nascita e Shostakovic «perché mi piace, c’è sempre nel mio repertorio» dice Conlon. Sul podio dell’Auditorium Rai di piazza Rossaro il direttore principale dell’Ons dirigerà, a partire dalle ore 20 (in diretta su Rai 5 e Radio3), l’Ouverture in fa minore op. 84 del compositore tedesco, cui farà da contraltare il Concerto in re minore per violino, pianoforte e orchestra MWV 0 4 di Felix Mendelssohn-Bartholdy e infine la Sinfonia n. 5 in re minore di Dmitrij Shostakovich, «un capolavoro assoluto, una musica perfetta». Sempre nel segno di Beethoven saranno i due concerti successivi, diretti ancora da Conlon e, notizia di ieri, al cartellone 2019-2020 si aggiunge anche la Nona Sinfonia. Verrà eseguita il 5 luglio e sarà diretta dal maestro Luisi.

«Poi speriamo che Beethoven si suoni anche nella prossima stagione, anche se non sarà più il suo anniversario» auspica Conlon.

Ma per questo primo concerto che cos’hanno in comune Beethoven e Shostakovich?
«Entrambe le due opere sono di soggetto politico. Beethoven esprime le idee di libertà e di uguaglianza, sulle orme di Schiller e Goethe, Shostakovic, che fu censurato dal regime sovietico, critica il regime, anche se non lo fa capire. La sua è una sinfonia enigmatica. Qualcuno, invece, la legge non in chiave politica ma come una triste storia d’amore, la confessione del suo amore per una ballerina».

Lei a gennaio dirigerà anche un concerto di Schreker, che subì la censura del nazismo.
«Da 25 anni per me è diventata una missione: far conoscere la musica che è stata censurata, perché è una musica molto bella, ce n’è tantissima e bisogna svelarla al pubblico».

Solista del concerto inaugurale, oltre a Mariangela Vacatello, è Roberto Ranfaldi, violino di spalla dell’Orchestra Rai, come mai questa scelta?
«Perché intendo valorizzare i componenti dell’orchestra in veste solista. Il pubblico deve conoscerli»

Dopo avere diretto tante orchestre come si trova a Torino?
«Alla mia età non faccio più niente che non mi piaccia e dirigere questa orchestra mi piace. Se sto qua è perché amo l’orchestra, la collaborazione che c’è, amo il pubblico, amo Torino, che è una città elegante, vivibile, di grande cultura».

E poi lei è un po’ italiano.
«I miei bisnonni erano di Calvello, in provincia di Potenza. Ci sono stato questa estate, quando sono andato a Matera per dirigere un concerto. Ho incontrato una ventina di persone della mia famiglia».

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