renato pozzetto
Spettacolo
RENATO POZZETTO

«Io, sul palco a 79 anni e mi diverto»

Il comico milanese venerdì al Teatro Alfieri nello spettacolo “Compatibilmente”

Un mondo surreale, fatto di cose semplice ma vere come il sesso, i problemi economici, le spinte oltre quei confini che la vita “anche se bela” a volte ti porta a oltrepassare pur di andare avanti e stare bene. Con una battuta, una canzone, un amico, un palcoscenico. Si potrebbe riassumere così la comicità di Renato Pozzetto (79 anni), quasi una filosofia che ha travalicato i palcoscenici milanesi, per approdare in tv e alla fine nelle case di tutti quelli che negli anni ‘70 e ‘80 crescevano guardando i suoi film, “Per amare Ofelia”, “La patata bollente”, “Mia moglie è una strega”, “Il ragazzo di campagna”, “È arrivato mio fratello”, “7 chili in 7 giorni”. Cult, piccoli capolavori, così come le gag con l’amico Cochi. Erano i tempi del Derby di Milano, delle canzoni con Enzo Jannacci, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e Lino Toffolo. Queste atmosfere e molto altro rivivranno il 14 dicembre sul palco del Teatro Alfieri dove Renato Pozzetto si esibirà nello spettacolo “Compatibilmente”. Un ritorno atteso che cade proprio in occasione dei trent’anni di cinema dell’attore milanese cui il canale Spike ha anche dedicato in queste settimane un’ampia retrospettiva.

Insomma Renato, vietato scendere dal palcoscenico.
«Certamente, anche se tutto ormai avviene “Compatibilmente” con i miei anni. Però la voglia c’è ancora, io sono un attore, un cabarettista, per quale motivo dovrei smettere? Recitare è il mio lavoro, mi piace e mi diverto».

Com’è strutturato lo spettacolo?
«È un viaggio attraverso i miei cinquant’anni di carriera fra cabaret, teatro e cinema con la musica suonata dal vivo dei The good fellas. Tutto lo show sarà supportato, inoltre, dalle immagini dei film “Il ragazzo di campagna” e “È arrivato mio fratello”».

Che ricordi ha di Torino?
«Le nostre prime esperienze risalgono agli anni fra il 1965 e il 1970 quando lo spettacolo mio e di Cochi, “Los amigos”, andava alla grande. Ricordo che Gipo Farassino ci mise i bastoni tra le ruote, ci considerava “troppo milanesi”».

E invece?
«E invece accadde che iniziammo a esibirci a Torino molte volte e oggi sono ancora qua».

I suoi luoghi del cuore?
«Tanti, ma in primis l’Osteria della Posta di Strada Mongreno, sono quarant’anni che ci vado e venerdì prima dello spettacolo farò un salto per una cena veloce e a base di vino buono. Lì mi sento tra amici».

Chi è Renato Pozzetto fuori dal palcoscenico?
«Oggi sono un nonno di cinque nipoti, sono i figli dei miei due figli. Viviamo tutti insieme nello stesso palazzo a Milano dove ho vissuto tutta la mia vita con mia moglie. È morta nel 2009, siamo sempre stati insieme, non ci siamo mai separati».

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