monviso donna ciabatte
Cronaca
IL CASO

Sul Monviso come sulla Marmolada: «Basta gente da sola o in ciabatte»

La tragedia in Trentino fa scattare l’allarme sui nostri ghiacciai: «Chiediamo aiuto da decenni»

La tragedia della Marmolada «non era prevedibile» assicura Michele Cucchi, guida alpina da decenni. Che aggiunge: «Però diciamo dagli anni ‘80 che i ghiacciai si stanno sciogliendo, anche in Piemonte. Adesso è ora di intervenire sul serio».

Il crollo di domenica ha portato con sé un bilancio di 7 morti, 8 feriti e 5 persone ancora disperse. Ma, soprattutto, ha aperto una serie di interrogativi: perché è successo? Si poteva evitare? Quelle persone hanno sbagliato a salire verso la vetta? Può succedere anche sulle Alpi piemontesi? Cucchi prova a rispondere a tutte le domande: «L’episodio in sé è stato una fatalità: non era prevedibile, anche perché non si può pensare di controllare tutto. A meno di mettere persone e risorse come si è fatto con il pericolo delle valanghe. D’altro canto, siamo in un periodo di cambiamenti climatici causati da noi stessi: io sono nato sul Monte Rosa e mi fa male vedere il ghiacciaio sparire. Dobbiamo prenderne atto, cambiare le nostre abitudini ma anche l’atteggiamento nei confronti della montagna». Quello delle Marmolada non è un caso isolato: «Sul Monviso e a Macugnaga è successo lo stesso. Ma era di notte e non se n’è parlato. Stavolta è capitato di domenica e pure lungo un sentiero molto battuto». Bisogna prendere atto che la montagna è cambiata: «Una volta la parete Nord del Cervino, aperta da Walter Bonatti, si percorreva solo a inizio estate. Ora si fa solo in inverno. Succede in molti posti del Piemonte ma non è una novità: gli esperti lo dicevano da decenni ma nessuno li ha ascoltati. Forse stiamo capendo grazie a questi eventi estremi: la fusione dei ghiacciai, la siccità e le grandinate saranno sempre più frequenti». Si può ancora intervenire? «I politici devono aprire gli occhi e dare risposte eccezionali a questa emergenza eccezionale. Ma siamo in grave ritardo». Forse servono anche provvedimenti sulla montagna: «I divieti sarebbero controproducenti e non verrebbero rispettati» mette le mani avanti Cucchi. Lui propone altro: «Serve un diverso approccio da parte della gente. Di recente ho fermato una signora che andava da sola sul ghiacciaio, senza imbragatura. Mi ha risposto di farmi i fatti miei». Lo stesso Cucchi ha pubblicato su Facebook la foto di una donna in ciabatte sul ghiacciaio: «Sono tutti segnali di una cultura sbagliata: l’utente medio della montagna non ha consapevolezza dei pericoli che corre. Invece, sui ghiacciai, bisogna andare con attenzione: non si può partire da Torino e andare sul Monte Rosa senza informazioni e attrezzature. Se si sbaglia qualcosa, lo si paga carissimo».

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