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L’ANALISI

Sui social la rivolta dei senza tutele. «Fateci lavorare o sarà un macello»

Dal Movimento delle saracinesche alle Mascherine Tricolori: «Servono soldi veri, non carità»

Nello spazio profondo dei social si trova un po’ di tutto: Gilet Arancioni, Popolo delle Partite Iva, Partite Iva Italiane Unite. Un fiume carsico di lavoratori senza tutele che con il lockdown è andato a ingrossarsi, raccogliendo i negozianti costretti alla serrata obbligatoria, gli ambulanti, i liberi professionisti o i tanti che campavano nella zona grigia dei lavoretti saltuari. Una galassia eterogenea che comunque appare permeata da una sorta di corporativismo 2.0, nella convinzione che le categorie sociali si puntellino le une con le altre: se una viene sopraffatta dalla mancanza di lavoro allora anche le altre cadranno, come nelle tessere di un gigantesco domino. La pensa così ad esempio Marino Poerio, fornaio genovese e mentore del Mosa, il Movimento delle saracinesche che ha preso piede anche a Torino. «Il nostro è un mondo interconnesso, ed è per questo che non parliamo solo ai commercianti – spiega -, ma a tutti quelli che dopo due mesi si sono visti dare delle risposte nulle o inefficaci come i 600 euro. Qui serve l’helicopter money, con la Bce che versa soldi a fondo perduto sui conti correnti di tutti i cittadini».

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