Claudio Baglioni in 50 anni di carriera
ha venduto 60 milioni di dischi e,
il 23 e il 24 novembre al PalaAlpitour,
omaggerà i fan torinesi con un concerto
spettacolo di oltre tre ore
Spettacolo Tempo Libero
CLAUDIO BAGLIONI

«Il successo? Pensavo finisse subito»

Con CronacaQui lettori gratis ai live del 23 e 24 al PalaAlpitour per i 50 anni di carriera

Cinquant’anni di carriera, 60 milioni di dischi venduti in tutto il mondo sono numeri che soddisferebbero qualsiasi artista con la voglia di appendere la chitarra al chiodo e godersi un successo quasi unico in Italia. Ma non lui, Claudio Baglioni, classe 1951, che proprio mentre entra nel vivo del lungo tour “Al centro” dedicato appunto all’ambito traguardo, aggiunge tappe (una in più a Caserta, il 19 marzo e una in più a Genova il 10 aprile), miete sold out, cura Sanremo Giovani, e prepara una nuova edizione del Festival che se, tanto mi dà tanto, punterà a nuovi record. E così, i torinesi venerdì e sabato sera prossimi al PalaAlpitour, assisteranno a uno concerto atteso da tempo (le prevendite si aprirono esattamente un anno fa), uno spettacolo con la “esse” maiuscola che, in circa tre ore per 34 brani, celebrerà un repertorio lungo 50 anni. Il tutto attraverso una scena maestosa, unica nel suo genere, composta da una pedana computerizzata posta nella parte centrale, che crea movimenti verticali di diverse misure e forme, per un palco di 450 metri quadrati in continua evoluzione. E CronacaQui omaggia venti lettori grazie alla raccolta coupon (usciranno tutti i giorni) che permetterà loro di assistere allo show.

Ma cosa rappresenta per Claudio Baglioni questo live?
«È un’avventura importante – spiega il cantautore – quasi decisiva perché racchiude mezzo secolo di musica».
In uno spettacolo decisamente all’avanguardia…
«È da una parte temerario, perché non ci sono le quinte, e dall’altra è un canzoniere lungo 50 anni e molte delle visioni preparare da Peparini appartengono a quello che vedevo nei miei quadri sognanti quando componevo le canzoni».
La colonna sonora di intere generazioni.
«Penso che il concerto abbia un valore che è quello dell’intrattenimento cerchiamo di essere dei maghi, stimolare lo stupore, di far aprire la bocca. Ma di sicuro il concerto non è un dibattito, né un’indagine sociologica».
Questo tour ha un’energia diversa, si sente. Anche per lei è così?
«La cosa curiosa è la cronologia, non era mai capitato di eseguire un concerto con una scaletta che ripercorresse la storia musicale in ordine rigorosamente cronologico».
In oltre tre ore di live, è stato faticoso?
«È piuttosto faticoso considerando anche l’anagrafe. Ma a me piace stare su questo palco, anche durante le prove. C’è una complicità e una solidarietà di sguardi e gestualità con i musicisti, molto bello. Dopo un po’ perdo i freni inibitori».
In quel lontano 1968, ai tempi dei provini, avrebbe immaginato di arrivare fin qui?
«Sembra strano arrivare a questo punto. Quando ancora non era cominciato niente, temevo che non sarebbe mai successo niente; poi quando è successo, mi sono detto “finirà subito”. Invece è durato fino adesso, ed è stato sublime».
E “guardi” che show ha messo in scena!
«Sì, con me sul palco ci sono anche oltre trenta ballerini e performer, 21 musicisti polistrumentisti che, grazie alla presenza di fiati e archi, permettono alle canzoni di avere arrangiamenti nuovi e straordinari».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo