Operazione dei carabinieri: 25 gli indagati

Su WhatsApp la chat dell’orrore: così minorenni inneggiavano a Hitler e si scambiavano video pedopornografici

Il gruppo "The Shoah party" scoperto grazie alla denuncia della madre di un tredicenne di Siena: l'avevano creato dei ragazzini di Rivoli

Foto: Depositphotos

The Shoah party“, la chat dell’orrore. E’ il gruppo WhatsApp creato a Rivoli da alcuni adolescenti e che, ben presto, si è diffuso lungo lo Stivale, coinvolgendo decine di coetanei.

Sì, la chat dell’orrore. Perché ciò che quei ragazzini si scambiavano da uno smartphone all’altro era ‘di una violenza inaudita’. Da video hard a immagini pedopornografiche. E, ancora, messaggi inneggianti al nazismo, a Hitler, a Mussolini e anche all’Isis.

A scoprire il gruppo è stata la madre di un tredicenne di Siena, che, a gennaio, ha denunciato tutto ai carabinieri. Quindi, sono scattate le perquisizioni: 25 gli indagati, 16 dei quali minorenni mentre gli altri maggiorenni solo da poco.

LE INDAGINI

I carabinieri hanno lavorato attraverso intercettazioni telematiche richieste e ottenute dalla Procura dei Minori di Firenze, sotto il coordinamento del procuratore Sangermano, e dalla Procura Distrettuale di Firenze competente per materia, grazie ai decreti emessi dal pm Cutrignelli.

Tanti ragazzini dai 13 ai 17 anni sono rimasti invischiati più o meno consapevolmente in questa triste vicenda di pedopornografia; altri, dopo essere entrati in quel gruppo, ne sono subito usciti. Ma nessuno risulta aver denunciato la cosa.

Dopo 5 mesi di indagini molto intense, autorizzati dai pm, i militari si sono introdotti con l’inganno all’interno del gruppo, riuscendo a convincere gli amministratori della loro inattendibile affidabilità, con un giochetto da hacker.

Si è poi risaliti agli amministratori del gruppo, quelli che lo hanno creato e alimentato, minorenni e maggiorenni, tutti residenti nella zona di Rivoli.

Maggiori elementi potevano emergere solo dalle perquisizioni. Sono stati così emessi 25 decreti di perquisizione a carico degli indagati, 19 a carico di minorenni e 6 a carico di maggiorenni, eseguiti nella nottata di ieri in 13 provincie d’Italia. Sui sei 13enni coinvolti non era possibile procedere, essendo non imputabili per la legge italiana. Era insomma necessario bloccare la diffusione progressiva dei partecipanti al gruppo.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati decine di telefonini e computer. Verranno affidati ad un consulente tecnico d’ufficio che ne farà delle copie forensi, riproduzioni attendibili dei contenuti spesso indescrivibili delle chat, necessarie per la promozione delle accuse in giudizio.

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