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IERI&OGGI. Stupinigi, la palazzina delle delizie di Napoleone e dei Savoia LE FOTO

I numeri dello straordinario complesso sono impressionanti: 31mila metri quadrati di superfice e 150mila metri quadrati di parco

Prima di tutto, c’era il castello. Quasi nessuno sa che esiste ancora oggi: in via Vinovo, sul lato sinistro della palazzina di caccia, c’è ancora oggi un vecchio maniero medievale, che anticamente doveva proteggere Moncalieri per i Savoia-Acaia. Il castello sarà poi donato da Emanuele Filiberto all’Ordine Mauriziano; ma il duca “Testa di Ferro” amava particolarmente questo maniero: molte sue battute di caccia partivano proprio dal castello di Stupinigi.

Va da sé che nei secoli questa antica base di caccia divenne antiquata rispetto ai nuovi gusti ed alle necessità di una corte ormai sempre più raffinata. Vittorio Amedeo II, nel 1729, decise quindi di commissionare a Filippo Juvarra la costruzione di una nuova, grande palazzina di caccia. I lavori vennero iniziati immediatamente: già nel 1731 la nuova costruzione veniva inaugurata, ma per il completamento dell’intera struttura ci vollero ancora molti anni (almeno, fino al 1737). Nel maggio 1739 Francesco Stefano di Lorena, futuro Sacro Romano Imperatore, veniva a Torino e soggiornava a Stupinigi: fu l’occasione per rivelare ad un principe straniero lo straordinario complesso pensato per i Savoia.
Innanzitutto, il contesto geografico: la palazzina sorge al fondo di uno spettacolare viale alberato, che enfatizza la sua imponenza e svolge la funzione di una sorta di quinta teatrale; tutto attorno, cascine e dipendenze che rivelano un gusto sobrio, austero ma regale al contempo.

La palazzina presenta una pianta assolutamente originale: è a croce di sant’Andrea, con i quattro bracci che si intersecano in un grande salone centrale ovale. Questo ambiente, di grande teatralità, è senza dubbio il più celebre della palazzina: Juvarra, nel progettarlo, si sbizzarrì a tal punto che si può definire questo salone un sunto di tutta l’eccentricità e la grazia del barocco; non è un caso che, con la riscoperta della palazzina in anni recenti, la sala attiri l’attenzione di molti registi. Il padiglione centrale è sormontato dal caratteristico cervo, realizzato dallo scultore Francesco Ladatte ed oggi simbolo della palazzina.

I numeri sono impressionanti: 31mila metri quadrati di superfice, 150mila metri quadrati di parco: cifre che farebbero presupporre una presenza stabile della corte; e invece bisogna evidenziare che i Savoia non risiedettero a Stupinigi che per brevissimi periodi, legati sostanzialmente alle battute di caccia e a festeggiamenti particolari. Le residenze preferite, per tutto il Settecento, furono quelle di Venaria e Moncalieri. Poi, venne la rivoluzione francese e il Piemonte venne annesso alla Francia. Napoleone nominò governatore del Piemonte il principe Camillo Borghese, che aveva sposato sua sorella Paolina Bonaparte. Stupinigi divenne allora la residenza preferita del principe.

Con il ritorno dei Savoia, la palazzina tornò ad ospitare feste per i matrimoni reali e battute di caccia. Con qualche curiosità: prima tra tutte, la presenza di un elefante indiano, chiamato Fritz, che visse nei giardini della palazzina. Amatissimo dai bambini, venne però abbattuto dopo aver dato segni di squilibrio mentale. Dal 1919 la palazzina ospita il museo di arte e di ammobiliamento, con oggetti di grande importanza risalenti al periodo in cui Stupinigi era il tempio dell’arte venatoria.

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