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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Striscioni da sostituire

Perché non facciamo un cambio di striscioni gialli ai balconi dei palazzi pubblici? Sarebbe anche ora che, dopo 5 anni di sfilate, fiaccolate, interrogazioni parlamentari, pressioni diplomatiche e azioni giudiziarie inutili, si smettesse di invocare la verità su Giulio Regeni e la si chiedesse su Mario Paciolla, ‘suicidato’ l’anno scorso in Colombia in circostanze misteriose perlomeno quanto quelle del ficcanaso di Cambridge. Se quest’ultimo era stato mandato al Cairo da un ateneo inglese a indagare sui sindacati egiziani, il 33enne giornalista napoletano era stato mandato in Colombia dall’Onu a indagare sul reinserimento degli ex guerriglieri dopo la pace governo-Farc. Ma deve aver indagato troppo, perché pochi giorni prima di essere trovato morto in camera sua con un lenzuolo avvolto attorno al collo e i piedi poggiati a terra aveva telefonato terrorizzato all’ex fidanzata: voleva tornare a Napoli perché si sentiva minacciato. La melina delle autorità locali, l’archiviazione frettolosa del caso come suicidio, l’assenza di autopsia, la negata collaborazione alle indagini sono le stesse: perché allora si reclama con petulante ostinazione la verità su Regeni, e su Paciolla si tace? Per lo stesso motivo che fa passare sotto silenzio le clamorose e sanguinose proteste di piazza a Cuba o a Hong Kong. Quando a manganellare e ammazzare sono dittature comuniste o regimi radical non ci si inginocchia, non si mettono striscioni, non si fanno articoli e servizi Tv a ripetizione. Quelle dittature sono accettate con silenzio compiaciuto dai media mainstream. Si tuona solo contro i ‘dittatori’ anticomunisti come Erdogan, Al Sisi e Assad. In Cina, in Colombia e a Cuba facciano pure.

collino@cronacaqui.it

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