serrande chiuse
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MIRAFIORI SUD

Strage di serrande abbassate. «In 3 anni già dieci chiusure»

I commercianti: «Ma non è solo colpa della concorrenza»

Sulle serrande abbassate campeggiano biglietti con speranzosi “affittasi” o “vendesi attività”. Ma quei negozi, purtroppo, sono chiusi da anni e chi abita in zona non si fa troppe illusioni. Siamo a Basse di Mirafiori, il rione che prende il nome dalle case in mattone rosso costruite per ospitare gli operai negli anni in cui la Fiat volava. Oggi però, in quest’area al confine con i comuni di Nichelino e Moncalieri, di volare non se ne parla. Perché i negozi stanno chiudendo, a poco a poco, uno dopo l’altro.

Massimiliano Russo, 44 anni, fa il falegname in via Garrone e presiede un’associazione di artigiani. Lui è arrivato nel 2001 e il quartiere l’ha visto cambiare. «Purtroppo – ammette senza giri di parole – è cambiato in peggio. Avevamo ogni tipo di negozio, mentre ora resistono in pochi e ad aprire sono quasi solo attività legate al cibo o parrucchieri stranieri». Facendo un rapido calcolo, negli ultimi 2 anni hanno chiuso 10 negozi, a fronte di 3 sole aperture. E basta girare in strada per accorgersi di quanto il commercio, qui nel rione, sia in crisi. Serrande giù se ne trovano dovunque, da via Candiolo a via De Maistre passando per via Chiala e via Monastir. Tra i tanti che hanno chiuso bottega ci sono un negozio di surgelati, un bar, una panetteria, un giornalaio, un negozio di pannolini, una cartoleria e un’estetista. E chi rimane si prende i suoi rischi.

Troppi centri commerciali? In effetti la zona è presa nella morsa di tanti Lidl ed Esselunga. Ma non può essere sempre colpa della grande distribuzione. «La verità – ammette Russo – è che questo rione se lo sono dimenticato». Spostandoci in via Candiolo troviamo Gabriele Iannetti, 69 anni e presente qui da un quarto di secolo. Anche lui ci parla di un tempo in cui il commercio era fiorente. Poi, certo, ci vorrebbe anche un po’ di manutenzione. «Vede i marciapiedi? Sono un disastro. Le cadute non le conto neanche più». Senza dimenticare le tasse. «Mille euro di Tari solo per la carta. Come si può andare avanti così?». Qualcuno prova a reinventarsi. Massimiliano, ad esempio, è diventato preparatore atletico e insegna nelle scuole. «Se non cerchi di cambiare, non sopravvivi».

In via De Maistre, invece, c’è Carlo Ferrero, anche lui storico macellaio del borgo. Carlo è uno di quelli che hanno riaperto, a dicembre. Ma anche lui vede poche speranze per il quartiere. «Se confronto gli incassi odierni con quelli di 10-15 anni fa, mi metto a ridere. Non so se questa zona ce la farà».

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