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Cronaca
IL CASO

Strage nelle Rsa, ecco le prove: ma le inchieste sono archiviate

Già una trentina i procedimenti chiusi. Non ci sono responsabilità penali

«Lo Spresal (il servizio di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, ndr) della Asl competente ha accertato criticità e carenze per l’omessa individuazione di agenti biologici pericolosi, delle mansioni e fasi lavorative pericolose, nonché per l’insufficiente valutazione del rischio da esposizione al Covid 19, giudicato “medio”, e nei documenti di valutazione rischi, in quanto generici e non aggiornati, per l’inadeguata formazione di tutto il personale lavorativo e per l’omessa istituzione di un responsabile della sicurezza interno. È stata rilevata in modo critico anche l’assenza di cartellonistica».

È questa la costellazione delle «colpe» che hanno accomunato, durante la pandemia, molte delle case di riposo torinesi finite sotto inchiesta. Lo scrivono i pm della procura di Torino, in numerose richieste di archiviazioni relative ad altrettanti indagini che probabilmente verranno definitivamente chiuse. Finora sono già 30 le rsa e gli ospedali riguardo ai quali i pm hanno chiesto archiviazioni. Richieste che non derivano dal fatto che nelle strutture sanitarie tutte le regole fossero state rispettate, ma dal “colpo di spugna” inflitto dai nostri legislatori a tutte le “ingiustizie” avvenute durante la pandemia. Come ricorda, per esempio, il pm Francesco La Rosa, costretto dalla legge a chiedere l’archiviazione per oltre dieci rsa: «Tali profili di colpa in astratto, connessi con i reti in esame, sembrano però non essere in ogni caso qualificabili come casi di colpa grave, a norma dell’articolo 3 della legge 76/2021».

Le morti e i contagi ci sono stati, le colpe di chi avrebbe dovuto tutelarli anche, ma la legge ha stabilito che nessuno sia punibile. Le cifre citate negli atti giudiziari sono impressionanti. La Rosa, ricorda il Terzo report della Survey nazionale sul contagio Covid-19 nelle rsa: in Italia, dal 1 febbraio 2020 alla metà di aprile, sono deceduti 6.773 residenti. Il Piemonte è al quarto posto per percentuale di decessi (1,9 percento) per i Covid più sintomatici e raggiunge il picco nella prima metà di marzo 2020, con il 31,5 percento.

«È probabile – osserva il pm – che vi siano stati contagi anche a febbraio perché è stato riscontrato uno spostamento della mediana, calcolata tra marzo 2019 e dicembre 2020, dei decessi di marzo 2020, con un picco in aprile». Dal report Istat sulla pandemia, che la procura cita, risulta un incremento di morti di anziani di oltre una volta e mezza, nelle rsa, rispetto ai 5 anni precedenti, e di tre volte oltre la media dei decessi nella popolazione generale.

Le inchieste dei pm torinesi sono durate un anno e sono costate anche denaro. Forti le difficoltà incontrate: molte delle morti, scrive il pm, «sono avvenute in maniera silente». Sono poche le autopsie svolte e spesso le cartelle sanitarie non erano dettagliate. Risulta impossibile infine, per la procura, stabilire un nesso di causalità tra decessi e omissioni perché, lo “scudo sanitario” impone che la «colpa grave viene esclusa se c’è limitata conoscenza scientifica delle patologie e delle terapie e se c’è scarsità di risorse materiali e insufficiente grado di formazione del personale».

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