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Cronaca
IL CASO. Salgono a 10 le richieste di non procedere dei pm

Strage di anziani in Rsa: la procura ora archivia anche la San Giuseppe

Erano morti 46 anziani, ma solo su 9 fu fatto il tampone. La disperazione dei parenti: «Questa non è giustizia»

Era stata una delle case di riposo che aveva fatto maggiormente indignare i parenti degli ospiti, morti o malati. Sia per la presunta inadeguatezza delle cure, sia per la (sempre presunta) assenza di trasparenza nelle comunicazioni tra chi dirigeva la rsa e i familiari delle vittime. «Ci dicevano sempre che andava tutto bene, ma pochi giorni dopo è morto», la frase più tipica riferita dai parenti ai carabinieri in fase di querela, dopo il decesso di un loro caro.

Ora, sulla San Giuseppe di Grugliasco, residenza socio assistenziale al centro di un’inchiesta aperta dalla procura che vedeva indagate le tre suore che la gestirono, rischia di incombere la scure dell’oblio. Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha chiesto l’archiviazione al gip. Se quest’ultimo accoglierà la richiesta dell’accusa, sulla vicenda calerà la parola “fine”. Con la San Giuseppe sale a dieci il numero delle rsa per le quali la procura ha chiesto l’archiviazione. Nelle scelte dei magistrati, che avevano contestato, in tutti i casi, i reati di epidemia, omicidio e lesioni colposi, pesa molto, oltre la recente giurisprudenza della Cassazione, il famoso “scudo penale per i sanitari”. L’articolo 3 bis del decreto legge 44 del 2021, poi convertito in legge, limita fortemente, per il personale medico, la responsabilità colposa per morte o lesioni personali «avvenute nel periodo dell’emergenza», affermando la punibilità solo in caso di colpa grave. E così anche per la San Giuseppe la procura è stata messa di fronte a una scelta quasi segnata. Non la pensano così però i familiari, che tuonano: «È un’ingiustizia. Sapevano che c’era il Covid ma non lo hanno detto a nessuno, abbiamo saputo la verità solo quando era troppo tardi».

La San Giuseppe era stata una delle case di riposo in cui erano morti più anziani: una cinquantina, durante la prima e violenta ondata della pandemia.Sulla base degli esposti arrivati, la procura aveva aperto un’indagine, constatando che nella rsa sarebbero state violate le procedure anti Covid, per via dell’assenza dei dispositivi di protezione. Inoltre, vi sarebbe stata una forte carenza di formazione del personale sanitario. Tre suore erano state indagate: la legale rappresentante della congregazione delle vincenziane, la direttrice di struttura che rivestì questo ruolo fino a metà maggio del 2020 e la direttrice sanitaria della rsa. Ora non lo sono più.

Dei 46 pazienti che risultarono morti tra marzo ed aprile 2020, solo nove erano stati sottoposti a tampone, e sono dunque riconosciuti come “morti di Covid”.Altri 25 ospiti (almeno) erano stati contagiati. A questa cifra si aggiungono altri 15 operatori sanitari: medici, infermieri e oss costretti a girare da un letto all’altro senza protezioni. Fu proprio una oss la prima vittima: una donna che nella prima decade di marzo contrasse il virus con gravi conseguenze. Ma la procura è certa che i decessi fossero iniziati ben prima: già nel mese di febbraio. Il problema è che all’epoca nessuno in Italia aveva preso provvedimenti contro il Covid. Vennero presi dopo, quando era troppo tardi e prima che la recente normativa cancellasse con un colpo di spugna le stragi silenziose avvenute nell’epoca più buia della pandemia.

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